4321, di Paul Auster

4321, di Paul Auster

4321, di Paul Auster

Come scordarsi di Ferguson? Un personaggio come questo rimane stampato nella memoria, e non solo perché il suo nome ricorre per più di novecento pagine; Archie Ferguson è il personaggio centrale di 4321, il romanzo più ambizioso, corposo e certamente lungo scritto ad oggi da Paul Auster.

Pubblicato da Einaudi, il libro ha come titolo una serie numerica – prerogativa di pochi nel mondo della letteratura – che nel conto alla rovescia suggerisce il contenuto della trama: quattro storie che confluiscono in un unico personaggio o, volendo ribaltare la prospettiva, un unico personaggio che si appresta a vivere quattro storie, quattro vite diverse.

Ferguson nasce negli Stati Uniti nei dorati anni Cinquantada una famiglia ebrea di origine polacca da parte di padre, e da una molto americana da parte di madre.

E questo è sostanzialmente l’unico punto fisso del romanzo, considerando che l’autore dà giusto il tempo ad Archie di diventare un ragazzo, prima di porlo di fronte a delle possibili scelte da intraprendere nella sua vita: da queste diverse possibilità nascono le quattro diverse storie che creano la trama.

4321

Trama che, va subito detto, si può leggere in due modi: seguendo l’ordine delle pagine o scegliendo di procedere a blocchi a seconda della vita che si incontra. Se nel primo caso la progressione sarà dunque numerica, nel secondo si sceglierà di leggere i capitoli (che sono sette per ciascuna vita) in questo senso: 1.1 2.1 3.1 4.1 5.1 6.1 7.1 e poi 2.1 2.2 2.3 ecc. per concentrarsi su una vita alla volta. Più complicato a dirsi che a farsi, ve lo assicuro.

Io ho scelto la lettura in ordine progressivo, saltando dunque da una storia all’altra, e ammetto che mi sono dovuta concentrare un po’ per non perdere il filo. Paul Auster in 4321 fa un lavoro enorme di scrittura, perché su una trama che pur nelle diverse facce ripropone alcuni temi cardine – l’assassinio Kennedy, i diritti civili, i movimenti studenteschi, l’ossessione per la posizione sociale, i rapporti famigliari, i brillanti e colti riferimenti letterari -, si trova moltiplicare per quattro non solo il personaggio di Ferguson, indubbiamente quello centrale, ma anche molti dei personaggi complementari ai quali riesce a dare caratteristiche uniche, senza cadere nella trappola di renderli somiglianti a loro stessi nelle diverse sezioni.

4321 è certamente un romanzo di formazione, ma chiuderlo in quest’ambito significherebbe svilirlo. 4321 è molto di più, è la storia americana della seconda metà del Novecento, un affresco politico, sociale, economico. È una storia d’amore, di incomprensioni, di rivalsa, di sofferenza e gioia, di caduta e di gloria.

Vedi, Archie […] sono giunto alla conclusione che che tu sia una persona diversa dalle altre, una persona speciale. […] Tu sei un uomo libero, e proprio per questo stare con te è emozionante, ma proprio per questo resterai sempre un po’ fuori dalle situazioni, il che è un bene, perché potrai continuare a essere un uomo libero, e un uomo libero è migliore degli altri uomini, anche se non entra mai proprio dentro.

Paul Auster è uno degli autori contemporanei che preferisco, amo la sua capacità di riuscire a costruire personaggi andando sempre un passo oltre il visibile, più vicino a quello che si sente che a quello che si mostra. 4321 non fa eccezione, è un romanzo monumentale che parla al lettore in modo intimo, senza risparmiagli dei colpi molto duri.

Ci ho messo molto tempo prima di decidere di affrontare questa lettura alla quale mi volevo dedicare totalmente. Avevo paura di rimanere delusa, forse, ma le storie d’amore contemplano sempre un elemento di rischio, e con Auster io ho una storia d’amore che dura da tanto tempo e quindi ho corso quel rischio. E in queste novecento pagine mi sono sentita accolta e rispettata. Confesso di essermi sentita anche confusa, soprattutto nel finale dove si accumulano molti dettagli e molti personaggi, ma come scrivevo in apertura, come dimenticare Ferguson, un ragazzo americano che prova ad avvicinarsi il più possibile all’idea che ha di se stesso?

Auster, Paul, 4321, Einaudi, 2017, traduzione di Cristiana Mennella, pp. 944, euro 25,00

Paul Auster è uno scrittore, sceneggiatore e regista statunitense. Dopo aver studiato alla Columbia University, nel 1970 si recò a Parigi dove lavorò come traduttore fino al ritorno a New York nel 1974.
Esordì come scrittore con poesie, racconti e articoli pubblicati sulla “New York Review of Books” e sulla “Harper’s Saturday Review”.
La sua opera più famosa, subito accolta favorevolmente dalla critica, è la Trilogia di New York (Città di vetro, 1985; Spettri, 1986; La stanza chiusa, 1987), che volge in parodia il genere della detective story.
Seguirono i romanzi Il paese delle ultime cose (1988), Il palazzo della luna (1989), La musica del caso (1991, dal quale Philip Haas trasse un film nel 1993), Leviatano (1992), Mr. Vertigo (1994) e Timbuctù (1998). 
Raccolte di racconti sono Il taccuino rosso (1995) ed Esperimento di verità (2001).
Auster firmò, insieme a Wayne Wang, la regia di Smoke (1995) e di Blue in the Face (1995), dei quali scrisse anche la sceneggiatura; nel 1998 diresse Lulu on the Bridge, interpretato da Willem Dafoe e Harvey Keitel.
Ricordiamo poi Viaggi nello scriptorium e Uomo nel buio (2008), La vita interiore di Martin FrostInvisibile (2009), Sunset Park (2010), Diario d’inverno (2012), Notizie dall’interno (2013), Follie di Brooklyn (2014), 4321 (2017), Una vita in parole (2019). In Italia le sue opere sono pubblicate da Einaudi.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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