A caccia nei sogni di Tom Drury

A caccia nei sogni di Tom Drury. Il fascino delle storie semplici

A caccia nei sogni di Tom Drury

È da pochi giorni in libreria il nuovo libro di Tom Drury.

Si intitola A caccia nei sogni, ed è il secondo capitolo della trilogia di Grouse Country, iniziata col fortunato La fine dei vandalismi.
Pubblicati in Italia da NN Editore nel giro di pochi mesi, questi due volumi sono stati scritti in realtà nell’arco di sei anni, nel 1994 l’uno e nel 2000 l’altro, e con modalità diverse.

La fine dei vandalismi infatti nasce da una serie di storie pubblicate per il New Yorker, che solo in un secondo momento, su proposta di un editore, diventano un romanzo. Non propriamente un feuilleton dunque, proprio perché nell’immaginario dell’autore quegli episodi scritti velocemente e senza un quadro generale preciso, avrebbero dovuto essere certamente concatenati, ma non risolversi in un’opera unica.
E se il primo romanzo della trilogia si inserisce bene nella tradizione letteraria americana che trova espressione soprattutto negli anni Novanta – si pensi a quando nel 1996 Stephen King diede alle stampe uno dei suoi migliori romanzi, Il miglio verde, dividendolo in sei parti – di pubblicare storie a episodi*, fossero esse destinate ai giornali o meno, a diventare romanzi o meno, in questo secondo volume, le cose stanno diversamente.
La miriade di personaggi, incroci e storie de La fine dei vandalismi, si snellisce in A caccia nei sogni, dove la storia si svolge in soli quattro giorni, e ruota intorno alle vicende della famiglia di Tiny Darling – che ora si fa chiamare Charles – di sua moglie Joan, della figlia di lei, Lyris, restituita alla madre dopo il fallimento di vari tentativi con famiglie affidatarie, e del loro figlioletto Micah.

Si torna nella contea di Grouse County, nel Midwest, in quello scorcio d’America dove il tempo riesce a scorrere troppo lentamente, dove il silenzio diventa lo spazio adatto per rifugiarsi nei desideri.
E Charles ne ha uno grande: riappropriarsi del fucile appartenuto al padre e finito impropriamente, dal suo punto di vista, nelle mani della vedova del reverendo del paese, che lo conserva sopra il camino. È così che inizia il libro, col bisogno ossessivo di recuperare un oggetto dietro al quale si nascondono molte storie.
Da Charles a Joan, che da attrice teatrale mancata si improvvisa conferenziera, passando da Lyris che ha bisogno di trovare un appiglio nel mondo, e arrivando a Micah che su quel mondo comincia ad affacciarsi, tutti i personaggi di Drury sono in cerca di qualcosa, e provano a trovare quel qualcosa affidandosi all’istinto, e anche ai sogni.
Storie semplici di persone semplici che abitano nella provincia americana, raccontate con dovizia di particolari dall’autore che, nato nell’Iowa, conosce molto bene quelle realtà che sembrano sospese, ma che custodiscono coraggio e paura, segreti e speranze.

Ho incontrato Tom Drury alla libreria Verso di Milano, durante il suo tour italiano, ed è stato illuminante chiacchierare con lui della genesi dei suoi romanzi, di come i suoi personaggi siano la trasposizione di persone conosciute durante l’infanzia – le cui caratteristiche stipate in un angolo della mente sono cambiate e riemerse poi alla coscienza in età adulta -, di come il sogno sia una dimensione oscillante tra la realtà vera e quella desiderata, e di mille altre aspetti legati alla bellezza della nascita di una storia.
La sua prosa è un invito alla lentezza, un inno al prendersi il giusto tempo per soffermarsi sui particolari, che concede con generosità, ma anche un esempio di quanta forza possa nascondersi dentro il dialogo interiore che i personaggi intraprendono con se stessi, in continuazione.
In questo sta il fascino della lettura di A caccia nei sogni, nel continuo susseguirsi di esperienze emotive che viaggiano su livelli diversi senza abbandonare mai il senso di pacatezza, di levità, e che tanto più sono sottili, più affondano nell’anima. Un fascino che merita di essere vissuto e rivissuto, un libro che merita di essere letto e riletto.
Una riflessione va dedicata alla traduzione, cui NN Editore riserva particolare attenzione, cosa per nulla scontata. Ottimo leggere Tom Drury nella traduzione di Gianni Pannofino, e una menzione spetta anche a Sonia Folin, che durante l’incontro in libreria ha splendidamente prestato la voce all’autore americano.

*La pubblicazione a puntate viene anche detta metodo Dickens, dal nome dello scrittore britannico che, tra i primi, utilizzò questa modalità di scrittura e pubblicazione.

Drury, Tom, A caccia nei sogni, NN Editore, traduzione di Gianni Pannofino, pp. 232, euro 18,00

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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