Asimmetria, di Lisa Halliday

Asimmetria, di Lisa Halliday

Asimmetria, di Lisa Halliday

Un libro che esplora magnificamente il tema della memoria. Questo è per me Asimmetria, l’esordio narrativo di Lisa Halliday uscito in Italia il 30 agosto per Feltrinelli Editore.

Asimmetria

New York – Follia
Ezra Blazer è uno scrittore molto conosciuto e stimato nell’ambiente editoriale. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo, gli sono valsi svariati premi eccetto uno, il più accreditato, quel Nobel che ne attesterebbe definitivamente la grandezza ma che gli sfugge in continuazione. È un uomo maturo – lui si definisce decrepito – che grazie alla sua vasta cultura, che abbraccia anche una profonda conoscenza dell’agire umano, sembra aver trovato risposta a molti dei grandi quesiti della vita o perlomeno aver acquisito i giusti strumenti per sviluppare un pensiero profondamente analitico.
Alice ha venticinque anni, è una segretaria di redazione, ha un prestito universitario da estinguere, un appartamento dove d’estate fa troppo caldo, qualche idea per il futuro e molte incertezze da colmare.

“Cosa leggi?”
Alice glielo mostrò.
“È quello che parla di cocomeri?”
Fino a quel momento Alice non aveva trovato nulla nel libro che avesse a che fare coi cocomeri, ma annuì lo stesso.
“Cos’altro ti piace leggere?”
“Be’, perlopiù roba antica”.

Ezra e Alice si incontrano così, quando lui si siede sulla stessa panchina occupata dalla giovane, intenta a leggere un libro.
Tra i due nasce una relazione che per Alice è come il cocomero cui lo scrittore faceva riferimento durante il loro primo incontro: non sempre riesce a capire quale sia il suo posto in quella storia, ma con un atto di resa incondizionata nei confronti del suo amante sceglie di attraversarla.

Londra, aeroporto di Heathrow – Pazzia
Amar, un giovane uomo col passaporto americano e iracheno, viene bloccato alla dogana mentre da Los Angeles, città in cui vive, è in viaggio verso l’Iraq per andare a trovare il fratello che non vede da alcuni anni e che nel frattempo ha avuto una bambina.
Suo malgrado, Amar si trova costretto a rimanere per due giorni in custodia in un’area protetta dello scalo, in attesa che la polizia gli comunichi se e quando potrà ripartire alla volta dell’Asia.
Quel tempo sospeso lo porta a viaggiare con la mente tra il presente e il passato suo e della sua famiglia. Torna all’infanzia vissuta con dei genitori iracheni trapiantati in America, si sofferma sul periodo dell’adolescenza e della maturità – quando il pensiero diventa una voce capace di dar forma a opinioni forti e sicure-, indugia sulle inquietudini che si affacciano sull’età adulta, riacquista la certezza del presente.
Amar è un uomo che vive il suo tempo, ma non può e non vuole dimenticare quanto questa conquista sia costata a lui e alla sua intera famiglia, quella americana e quella irachena. La riflessione diventa quasi escatologica, ma affonda nelle radici della storia dell’umanità tutta.

“Il problema dell’idea che la storia si ripete è che non ci rende più saggi ma solo più gratificati.
Avremmo dovuto imparare qualcosa dalla Jugoslavia, dalla Bosnia, e dalla Somalia, sì. D’altra parte, gli esseri umani uccidono. Prendono quello che non gli appartiene e difendono i loro possedimenti, per quanto miseri. Se le parole non funzionano ricorrono alla violenza, solo che a volte le parole non funzionano perché chi ha in mano le redini non ha intenzione di ascoltare”.

Desert Island Discs con Ezra Blazer
Ezra Blazer è ospite di una trasmissione radiofonica nella quale gli viene chiesto di scegliere dei brani rappresentativi della sua vita attraverso i quali raccontarsi.

“Scrivevo racconti deliziosamente poetici, racconti pieni di sensibilità, che parlavano di… boh, non saprei. La pace nel mondo. La luce rosata del sole sulla Senna. Uno dei problemi era proprio questo: lo sfrenato sentimentalismo della gioventù. Un altro problema era che cercavo a tutti i costi di far intrecciare le vite dei personaggi (…) ma era tutto troppo artefatto. Artefatto e anche invadente, in realtà, perché certe volte devi lasciare che i tuoi personaggi se la sbrighino da soli, cioè che coesistano”.

Un libro costruito da tre storie diverse che, come dicevo in apertura, fanno emergere in modo preponderante il tema della memoria.

Ezra è consapevole della sua situazione fisica parecchio compromessa, e teme che quella mentale lo abbandoni. La relazione con Alice affonda si consuma nel presente e si proietta nel futuro: attraverso il ricordo (la memoria, per l’appunto) della sua giovane amica, lo scrittore – in senso quasi foscoliano -, immagina di poter vivere per sempre.
Amar non può prescindere dalle sue origini: è pregno della cultura, della sapienza e delle contraddizioni che sente appartenere alla sua gente. Il passato è lo strumento che lo determina nel presente, la memoria, per lui, è storia.
Un anziano scrittore che si racconta in uno studio radiofonico ha molto da dire su ciò che è stato, ed è abbastanza lucido per sapere cosa sarà. Forse chi verrà dopo di lui lentamente dimenticherà la sua grandezza, ma tra il prima e il dopo c’è un presente, e quel presente è reso immortale dalla grandezza della musica, l’arte eterna per eccellenza.

Ci sono volte in cui nutrire grandi aspettative su un libro ha senso, e questa è una di quelle volte.

Lisa Halliday mi ha raccontato l’ossessione, la paura, l’incertezza, l’amore, la fede. La grandezza.

Halliday, Lisa, Asimmetria, Feltrinelli, traduzione di Federica Aceto, 2018, pp. 285, euro 17,00

Lisa Halliday è una scrittrice americana. È cresciuta nel Massachusetts, ma si è poi trasferita a Milano, dove vive. Il suo lavoro è apparso sulla “Paris Review” e ha vinto il Premio Whiting 2017 per la narrativa. Con Feltrinelli ha pubblicato Louie l’Infallibile (2012) e Asimmetria (2018), il suo primo romanzo.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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