Cannibali, di Régis Jauffret

Cannibali, di Régis Jauffret

Cannibali, di Régis Jauffret

Un libro che senza pudore e moralismo si abbandona alla lascivia.
Cannibali, di Régis Jauffret, è un romanzo epistolare pubblicato in Italia da Edizioni Clichy, ed è senza dubbio una delle letture migliori che mi sia capitato di incontrare negli ultimi mesi.

Cannibali

Lo scrittore marsigliese affida alla forma epistolare il compito di narrare una storia contemporanea che ha come protagoniste la giovanissima pittrice Noémie e Jeanne, rispettivamente ex fidanzata e madre di Geoffrey, architetto cinquantaduenne che si trova, suo malgrado, al centro della disputa.
È Noémie ad avviare la corrispondenza, determinata a condividere con Jeanne l’odio profondo che nutre per il figlio, colpevole di aver infranto il suo ideale di amante e compagno.
Jeanne reagisce inizialmente con stizza alle parole della ragazza, che reputa fredda e calcolatrice, eppure dopo l’iniziale turbamento si fa coinvolgere in questo scambio di missive, rivelando un aspetto spietato del suo carattere.
Pur mantenendo un astio che si manifesta in ogni parola che si scambiano, le due donne finiscono per trovare un punto d’incontro nell’odio sincero che entrambe nutrono nei confronti di Geoffrey.
E se Noémie è subito esplicita nelle sue considerazioni nei confronti dell’ex fidanzato, Jeanne dopo l’iniziale difesa del figlio, si lascia andare a considerazioni che rivelano quanto in realtà lo detesti.

Tra una confessione e una ritrattazione, la coppia arriva a progettare un piano diabolico: ammazzare Geoffrey e farne un piatto da divorare in un banchetto organizzato per l’occasione.
Cannibali è una danza nera che rivela i lati più bui dell’essere umano, e che infrange la barriera del lecito a favore di azioni determinate dalla pura follia.
Ho avuto il piacere di rivolgere qualche domanda all’autore.

Régis Jauffret

Come le è venuta l’idea di raccontare questa storia?
È abbastanza naturale per me parlare di donne. Sono più misteriose viste dalla prospettiva maschile, e anche più complesse. Gli uomini mi interessano di meno, sono più binari. Inoltre sono interessati al calcio, e io per niente.

La forma epistolare contribuisce ad aumentare il senso di conflitto tra Jeanne e Noémie?
Sì, senza dubbio. Si scambiano parole come si scambierebbero revolverate se fossero in un western. Sono divise non solo dalla distanza ma anche dalla lingua, credo. Le parole non sono sguardi o carezze…

La lingua è secca e potente. Quanta ricerca è stata fatta per raggiungere questo risultato?
Non ho fatto alcuna ricerca particolare, ma è stato molto difficile per me raggiungere il grado di chiarezza e perfezione che volevo. Oltretutto, se si vuole essere chiari nella lingua francese, è essenziale che la forma abbia un certo grado di resa.

Di quanta immaginazione ha bisogno di raccontare le sue storie?
L’immaginazione è il mio DNA. È molto più difficile per me scrivere saggistica. La finzione mi viene naturale, è il mio modo di respirare, quello di immaginare.

Jauffret, Régis, Cannibali, Edizioni Clichy, traduzione Federica Di Lella, pp. 192, euro 17,00

Régis Jauffret nasce a Marsiglia nel 1955.
Debutta come scrittore nel 1985 con Seule au milieu d’elle. Il primo successo arriva nel 1998 con Histoire d’amour. Nel 2003, con Univers, univers, che si aggiudica il Prix Décembre, e più ancora dopo il 2005, con Asiles de fous, che vince il Prix Fémina, Jauffret diventa una delle voci più importanti della letteratura francese contemporeanea.
Tra i suoi numerosi libri, ricordiamo Microfictions (2007), Lacrimosa (2008), Claustria (2012), La ballade de Rikers Island (2014), Dark Paris Blues (Clichy, 2016), Cannibali (Finalista al Prix Goncourt 2016, edito in Italia da Clichy nel 2017), Microfictions 2018 (2018).

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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