C'era una volta il silenzio, di Boosta

C’era una volta il silenzio, di Boosta

C'era una volta il silenzio, di Boosta

È un sabato piovoso quando incontro Davide Dileo, in arte Boosta.
L’occasione è quella di scoprire C’era una volta il silenzio, un libro di favole in uscita oggi per Mondadori.

Tengo tra le mani questo libricino e la sensazione è quella di stringere qualcosa di davvero prezioso.
Ne ho la certezza quando vedo che la dedica è rivolta “alle persone che amo. Sempre”, e penso che quell’avverbio messo lì, da solo, sia in realtà il vero fulcro di tutto il concetto: amare sempre, e per sempre.
Mi piace l’idea di questo sentimento lanciato a qualcuno pronto a riceverlo, ma che rischia anche di coinvolgere chi ancora non c’è, o meglio, che c’è da sempre ma che ancora non si è incrociato.
Sì, mi piace l’idea di tenere il cuore aperto, e cadrebbe in inganno chi pensasse che l’amore cui si fa riferimento sia solo quello tra due amanti quando invece, tra le pagine, si leggono suggestioni che puntano a un concetto universale di bene.

C’era una volta un granello di polline.
Un giorno, una foglia vicino a lui gli chiese perché passasse tutto il tempo a sorridere.
«Perché aspetto il vento.»
«E cosa vuoi dal vento?»
«Aspetto che venga a prendermi e mi faccia viaggiare.»
«Io no, io ho paura che mi faccia perdere l’orientamento.»
«Non devi, disse il granello. Il vento è solo una strada. E alla fine di ogni strada c’è sempre un posto in cui posarsi. Quella sarà la mia casa. Aspetto il vento per partire e tornare a casa.»

Raccontare favole, dice Boosta, è il modo più veloce di raccontare l’amore alle persone alle quali si vuole bene. E c’è da crederci, perché da queste venti brevi fiabe emergono tenerezza e sincerità che arrivano dritte al cuore.
Le fiabe sono qualcosa di molto serio, ne avevo il sospetto da piccola e ora, da grande, ne sono certa.

È nelle storie fantastiche che si trova il coraggio di dar forma ai pensieri più strampalati, o a quelli che fanno più paura, ed è sempre lì che si riescono a trovare forse non le risposte, ma delle strade che magari avvicinino a quel senso di compiutezza che tutti vorremmo provare.

C’era una volta il silenzio è uno scrigno che contiene una scrittura che avvicina ai sogni e delle illustrazioni raffinate – opera di Marta Carraro -, che a quei sogni danno forma.
Tra le pagine si incontrano il Sole e la Luna in cerca del loro equilibrio, i resti di una matita importante, una sirena permalosa, valigie pronte a partire. Venti storie che brillano e commuovono, che fanno pensare e sorridere. Ancora, e ancora.

Un libro che ha al centro un tema importante, profondo e finalmente esplorato con la giusta attenzione: quello dell’avere cura. Perché avere cura, in qualunque accezione venga declinata questa espressione, è l’unico strumento che abbiamo per trovare la bellezza.

Boosta, C’era una volta il silenzio, Mondadori, illustrazioni di Marta Carraro, 2018, pp. 140, euro 15,00

Davide Dileo, in arte Boosta, è musicista, compositore, autore e produttore, cofondatore dei Subsonica, scrittore e pilota di aeroplani. Ha collezionato, in ventidue anni di carriera, otto dischi di platino e centinaia di concerti sold out, importanti collaborazioni con artisti del panorama internazionale, da Mina ai Depeche Mode, e colonne sonore per cinema e serie tv. Ha scritto romanzi, libri per bambini e fumetti dell’orrore pubblicati in tutto il mondo. Ha passeggiato tra la conduzione di programmi radiofonici e quella di programmi televisivi. Suona, scrive e racconta per gli altri dal 1996

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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