Cime tempestose, di Emily Bronte

Cime tempestose, di Emily Bronte

Cime tempestose, di Emily Bronte

Se mi chiedessero di spiegare in cosa consista il potere della letteratura, risponderei suggerendo di leggere Cime tempestose, il romanzo – l’unico! – che Emily Bronte completò nel 1847 con lo pseudonimo di Ellis Bell.

Per comprendere il motivo per cui risponderei così è necessario ricordare per sommi capi la biografia dell’autrice, nata in piena età vittoriana nello Yorkshire, quinta di sei figli e rimasta presto orfana di madre, con un padre curato che non riesce a provvedere alle esigenze dei ragazzi. Affidata a un istituto religioso insieme alle tre sorelle maggiori, Emily sviluppa presto il suo talento letterario che continua a esercitare principalmente come poetessa nel corso della sua breve vita, sia quando trova impiego in una scuola, sia quando sceglie di ritornare a occuparsi delle faccende della casa paterna.

Quella di Emily Bronte è una vita di sacrificio imposto dalle condizioni economiche prima e dall’abnegazione rispetto al lavoro poi. Nessuna concessione ad amori o infatuazioni.

Eppure. Eppure ha scritto una delle storie d’amore più potenti della letteratura affidandosi alla sua creatività e lasciandosi ispirare dalle storie che aveva letto e sentito. Eccolo qui, il potere della letteratura: riuscire a scrivere di qualcosa che si è arrivati a conoscere e possedere anche senza viverlo.

Cime tempestose

Il risultato è Cime tempestose, un romanzo che parla di amore malato, mosso dalla gelosia, dalla possessività, dalla vendetta.

Al centro della vicenda ci sono Heathcliff e Catherine, che si innamorano quando sono ancora ragazzi ma il cui sentimento crolla sotto il peso dell’egoismo e dell’egocentrismo diventando morboso.

Lontani per orgoglio e ambizione, i due non smettono di cercarsi nel tempo nonostante le scelte volute o obbligate, e iniziano una danza attraente e respingente che li lega per sempre.

Ho letto il romanzo poco tempo fa, al contrario di molti miei coetanei che l’hanno approcciato da ragazzi. Non credo ci sia un’età giusta per leggere dei libri, credo che ci sia invece il momento giusto, e per me è stato importantissimo riuscire a elaborare il lavoro e il genio che ci sono dietro quest’opera che riesce a raccontare il volto violento e drammatico dell’amore, contrapposto al senso del dovere, alla posizione sociale, alla soddisfazione delle aspettative.

E la domanda che mi pongo è una: l’amore, vale la pena?

Bronte, Emily, Cime tempestose, Rizzoli, edizione del 1999, traduzione di Enrico Piceni, pp. 384, euro 9,00

Emily Bronte. Terzogenita di un parroco anglicano di origine irlandese, uomo eccentrico e chiuso. Quando la madre muore nel 1821, il padre si ritrova a dovere crescere cinque figlie femmine e un maschio. La tisi si porta via le due sorelle maggiori e le altre, che vengono affidate alle cure della zia materna, vivono anni solitari tra le brughiere selvagge. Nel silenzio della natura Emily Brontë scopre la passione per la letteratura, condivisa anche con le sorelle Anne e Charlotte. Le tre sorelle iniziano a scrivere racconti e poesie. Nel 1842 Emily decide di fare l’insegnante. Del 1848 è il romanzo Cime tempestose che diviene presto oggetto di  scandalo: i critici lamentano la mancanza di un fine morale della vicenda. Oggi il romanzo è considerato un classico della letteratura mondiale e uno dei migliori esempi della letteratura vittoriana.
La salute della scrittrice va via via indebolendosi; muore di tubercolosi a soli trent’anni, il 19 dicembre 1848.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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