Unorthodox

Dogs of Berlin, Unorthodox e Shtisel. Le mie serie tv preferite del momento



Il mio rapporto con le serie tv è caratterizzato da un perenne ritardo, nel senso che io scopro capolavori dopo che tutto il mondo li ha già visti, commentati e consigliati, per cui quando mi trovo a discutere di titoli che per me sono “assolutamente imperdibili”, ricevo di solito in cambio sguardi di compatimento e, nei casi peggiori, pacche sulla spalla.

Il fatto è che non mi importa perché come i libri, anche i film e le serie tv non scadono, semmai invecchiano e invecchiando migliorano (in quasi tutti i casi), e quindi io continuo a prendermi tutto il tempo necessario per esplorare e decidere cosa guardare, sapendo a priori che prima di fermarmi su una storia vedrò almeno otto puntate pilota di altre storie che mi annoieranno terribilmente. Ma tant’è.

In questo periodo di quarantena che sta diventando un’ottantena però la mia attenzione selettiva ha fatto uno scatto in avanti, e sebbene sia lontana dall’essere sul pezzo devo dire che dall’antichità mi sono avvicinata all’età moderna, per questo ho pensato di raccontarvi tre serie che mi sono piaciute, e di dirvi anche il perché ovviamente.

Dogs of Berlin

Ho iniziato questa serie spinta dalla voglia di tornare almeno con le immagini a Berlino, una città che ho nel cuore, e considerando che la serie è un poliziesco dalle tinte forti e che soddisfa dunque il mio lato noir, ho proprio fatto centro. Passata un po’ in sordina, Dogs of Berlin è la seconda serie tedesca prodotta da Netflix, rilasciata a dicembre 2018.

L’omicidio di un calciatore della nazionale tedesca ma di origine turca, che avviene proprio la notte prima di una partita tra Germania e Turchia, fa tremare la polizia tedesca. Si indaga su più fronti: quello del filone neonazista e quello del clan turco dei Tarik Amir su tutti. La storia non perde un colpo e, va detto, è per stomaci forti per la violenza che la caratterizza. Notturno, fosco, crudo, Dogs of Berlin è uno strumento di grande approfondimento di parte della società tedesca (e i due poliziotti protagonisti sono notevoli!).

Unorthodox

Per la prima volta ho visto una serie in contemporanea all’uscita: la cosa potrebbe non ripetersi mai più. Unorthodox è la serie del momento, la stanno vedendo tutti e ne parlano tutti, e il motivo c’è. Basata sull’autobiografia di Deborah Feldman, Ex ortodossa, la storia racconta di Esty, diciannovenne ultra ortodossa chassidica che vive a Brooklyn col marito e che decide di scappare a Berlino dalla madre, con la quale non ha rapporti da tempo. La fuga, data dall’incapacità di comprendere le regole rigidissime della sua comunità e dal desiderio di proiettarsi in un mondo dove poter esprimere se stessa e le sue potenzialità, è una vera e propria scommessa col destino e non sarà per nulla facile.

Di impatto emotivo molto forte, Unorthodox è una serie che funziona più nella parte che riguarda il racconto della comunità ortodossa che in quella dedicata al momento berlinese, rispetto al quale c’è forse una sceneggiatura troppo romanzata. In ogni caso da vedere.

Shtisel

Siccome io non mi fisso sugli argomenti, dopo essere stata travolta dalle tematiche di Unorthodox, sono migrata su consiglio verso Shtisel, una serie che al momento conta due stagioni e che racconta le vicende di una famiglia ebrea ortodossa di Gerusalemme, della quale si esplorano abitudini, usanze e tradizioni. Anche qui la questione femminile è molto forte, ma rispetto a Unorthodox (alcuni attori peraltro recitano in entrambe) c’è una visione più ampia, possibile anche grazie al numero maggiore di puntate, delle possibilità di azione che le donne riescono ad avere all’interno della loro comunità, pur dovendo sottostare a rigide regole. La serie è recitata interamente in ebraico, quindi armatevi di occhiali e leggete i sottotitoli. Sono a metà della prima stagione e letteralmente rapita. Che si sappia.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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