È passato tanto tempo, di Andre Dubus III

È passato tanto tempo, di Andre Dubus III

Andre Dubus III, È passato tanto tempo

È passato tanto tempo da quando Daniel Ahearn ha ucciso a coltellate sua moglie Linda. È passato tanto tempo, sì, e da allora non ha notizie della figlia, che all’epoca aveva solo tre anni.

Susan ha quarantatré anni ed è stata cresciuta da Lois, la nonna materna, che dopo la morte violenta della figlia ha portato la nipote in Florida, lontano dai luoghi dove tutto ricordava il tempo per sempre perduto.

Era in casa Susan – Suzie Wooo Woo, la chiamava la sua mamma -, mentre il padre si accaniva sulla madre, ma quello che forse ha visto si è chiuso in un angolo della mente per riaffiorare attraverso un malessere latente che spesso confonde la sua vita.

Lois ha cercato di proteggerla dal dolore, negandosi spesso la possibilità di soffrire a sua volta, e ha cresciuto quella che oggi tra mille difficoltà è diventata una donna che insegna all’università e si è sposata con un uomo affidabile.

Susan ha saputo solo in età matura la verità sul conto dei suoi genitori, e con quella verità fa i conti ogni giorno. È consapevole di essere il frutto di due metà, quella materna e quella paterna, e con quest’ultima parte di sé è in perenne conflitto.

Non ha notizie del padre, non sa nemmeno se sia ancora vivo e non ha mai pensato di cercarlo, ma la metà che appartiene a quell’uomo spinge dentro di lei e in qualche modo vuole emergere.

Allora Susan scrive, e cerca di dare forma ai suoi fantasmi inventando una versione della sua famiglia che la possa riconciliare con l’idea che si è fatta di tutto ciò che è successo.

Intanto, dall’altra parte del Paese, un uomo uscito di prigione, che negli anni è stato rieducato e che si è creato una professione che gli consente di vivere dignitosamente, si mette sulle tracce della figlia che non vede da quarant’anni. È malato, sa che non gli resta tanto tempo; non cerca perdono, ma la possibilità di dire a quella bambina perduta che lui c’è, c’è sempre stato.

È passato tanto tempo

Nel 1868 lo scrittore John William DeForest parlò del grande romanzo americano definendolo “the picture of the ordinary emotions and manners of american existence”.

La fotografia della quotidianità americana declinata nei diversi modi di sentire e vivere la vita è diventata così un genere letterario, e di questo genere Andre Dubus III è certamente uno degli esponenti.

È passato tanto tempo è un romanzo ampio, arioso, che lascia spazio a ricordi, idee, sensazioni. I fatti principali si conoscono fin dalle prime pagine, e credo che ad accompagnare il lettore non sia tanto la voglia di conoscere come si svilupperà la storia, quanto il desiderio di comprendere come e se cambieranno gli stati d’animo dei personaggi che, va detto, sono tratteggiati con profondità e sensibilità non comuni.

Ci sono degli incontri fortunati, nella vita, e per quanto mi riguarda uno di questi incontri è stato quello privato con Andre Dubus III, un uomo grande e solido della California con addosso il sorriso di chi per capire la vita ha dovuto attraversare momenti complicati.

Ho pensato, ascoltandolo parlare del libro, che non può accadere per caso che una storia del genere venga raccontata con così tanta partecipazione. E infatti. L’autore ha confidato di aver scelto la trama dopo un colloquio con un uomo in carcere per aver ucciso la moglie; durante il colloquio Andre gli ha chiesto se avesse figli, e l’uomo ha risposto che sì, ne aveva, ma che non gli parlavano più.

Questa è stata la molla: non il giudizio verso un’azione – non spetta a noi, giudicare -, ma uno sguardo verso la realtà che da questa azione è scaturita.

Il grande romanzo americano? Eccolo.

Dubus III, Andre, È passato tanto tempo, Feltrinelli, 2019, traduzione di Giovanni Greco, pp. 441, euro 19,50.


Andre Dubus III insegna alla University of Massachusetts Lowell. È stato finalista al National Book Award con il libro La casa di sabbia e nebbia(Piemme 2004), da cui è stato tratto il film omonimo, candidato a tre premi Oscar, e interpretato magistralmente da Ben Kingsley e Jennifer Connelly. Acclamato dalla critica come un capolavoro, I pugni nella testa (Nutrimenti 2011) è entrato da subito nella best seller list del New York Times. Nel 2015 è uscito, sempre per Nutrimenti, L’amore sporco e nel 2019 È passato tanto tempo (Feltrinelli 2019).Ha insegnato a Harvard, alla Tufts University e all’Emerson College di Boston.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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