Elena di Sparta, di Loreta Minutilli

Elena di Sparta, di Loreta Minutilli

Elena di Sparta, di Loreta Minutilli

Ho conosciuto Elena di Sparta sui banchi di scuola, parafrasandone la vita che allora mi era sembrata superficiale, basata su una frivolezza che non lasciava spazio ai doveri ai quali una donna della sua stirpe avrebbe dovuto far fronte. L’ho sempre immaginata davanti a uno specchio a rimirarsi, ma quello specchio oggi mi restituisce un’immagine diversa.

Loreta Minutilli, che con questo romanzo oggi pubblicato da Baldini+Castoldi è stata finalista del Premio Calvino 2018, dà nuova voce a un personaggio che rivela una particolare complessità.

Un romanzo in prima persona nel quale è la stessa Elena di Sparta a raccontare la sua storia, una storia di bellezza e prigionia.

Allevata nella nella casa del padre, re Tindaro di Sparta, Elena cresce con la consapevolezza di possedere una bellezza divina, al di sopra di ogni umana possibilità, e immagina che questa virtù, come un’arma, le consentirà di ottenere ogni cosa desideri. Ben presto però capisce che le armi possono ferire anche chi le maneggia.

Rapita e stuprata da Teseo poco più che bambina, trasforma la vergogna in disgusto, e il disgusto in in quella forza che mai la abbandonerà.

Fu Etra, in quella sfilza di giorni tutti uguali come perle su una collana, a insegnarmi come si sta al mondo. Mi spiegò prima di tutto che la bellezza non è solo qualcosa che si ha e basta. È un filo prezioso che deve essere usato per tessere lentamente meravigliosi lenzuoli su un telaio. Allora ha davvero un senso. Ero destinata a soffrire sempre e tanto, mi diceva, troppo bella per avere una sorte diversa.


Elena di Sparta

Data in sposa a Menelao e divenuta madre di Ermione, una figlia verso la quale nutre poco più che tenerezza, Elena fugge a Troia al seguito di Paride, innamorata certamente più dell’idea di modernità che le regalava la città, che del figlio di Priamo verso il quale nutriva quasi ribrezzo.

A Troia però Elena non è più la donna più bella del mondo, è una donna che si confonde con le altre, e alla quale non sono più riservati trattamenti di favore. Si concede a Paride senza trasporto, e comincia a sentire la mancanza della figlioletta lasciata a Sparta. Sta crescendo, Elena, è ancora meravigliosa ma capisce che il suo splendore non basterà a salvarla dal destino che incombe su di lei, e che ha sempre più le fattezze di una guerra sanguinaria.

Quella che doveva essere una rapida guerra di conquista si era trasformata in un logorante assedio. Gli accampamenti achei crescevano giorno dopo giorno e si facevano sempre più lussuosi, più comodi, più ricchi. Ormai a poca distanza da Troia era nata una vera e propria cittadella nemica che giorno dopo giorno si rinforzava e respirava col fiato che toglieva alla città d’oro.

Paride muore, Troia cade, e Elena torna a Sparta da Menelao.

Una parte di lei però, è per sempre perduta.

Accadde una sera che Menelao mi trovò accasciata sul letto in lacrime […] Restò immobile finché non smisi e rimasi silente, i miei bellissimi capelli argentati sparsi intorno alla testa come la corolla di un fiore.

“Perché hai dovuto rovinare tutto?”, disse poi. “Hai rovinato i giorni, gli anni, hai rovinato me”.

“Era l’unico modo”, gli risposi, “l’unico modo perché tutti vedessero che ero una persona”.

Un esordio importante e riuscito, quello di Loreta Minutilli, che con questa sua prima opera ha donato uno sguardo contemporaneo a un personaggio molte volte frainteso.

Elena è diventata una donna che nel cercare la felicità ha trovato la vita.

Minutilli, Loreta, Elena di Sparta, Baldini+Castoldi, 2019, pp. 189, euro 17,00

Loreta Minutilli è nata nel 1995 in provincia di Bari, dove ha conseguito la laurea triennale in Fisica. Il suo racconto L’universo accanto si è classificato tra i cinque finalisti del Premio Campiello Giovani 2015.
Il romanzo Elena di Sparta è stato uno dei nove finalisti della XXXI Edizione del Premio Calvino.
Vive a Bologna dove studia Astrofisica.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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