Fame: storia del mio corpo, di Roxane Gay

Fame: storia del mio corpo, di Roxane Gay

Necessario e doloroso.
Fame – storia del mio corpo – è il memoir di Roxane Gay uscito il 6 marzo per Einaudi editore.
Non ero sicura di riuscire a scrivere di un libro che nella sua durezza è arrivato a toccare alcune delle mie tante corde scoperte, non ero sicura di voler dare un significato alle sensazioni che mi ha suscitato e non ero sicura di riuscire a trovare le parole giuste per raccontare l’esperienza che ho vissuto leggendolo.
Poi però ho pensato a quanto sia noioso procedere per negazioni, nella vita, e ho cercato di liberare la mente da un buon numero di sovrastrutture per provare a raccontare cosa ci sia di così importante tra le pagine della Gay.
Questo è un post dai toni un po’ diversi rispetto agli altri che scrivo perché contiene, molto più del solito e forse più del necessario, elementi personali più o meno manifesti. Ma non mi viene in mente un altro modo per parlarne, quindi mi autoassolvo e procedo.
Roxane Gay in Fame racconta la storia della sua vita in un corpo troppo grasso, e tutto ciò che questa convivenza comporta.

Fame, storia del mio corpo

Il punto di partenza è uno stupro di gruppo subìto a dodici anni, pianificato dal ragazzo di cui si era innamorata, che le ha innescato il desiderio di annientarsi, di scomparire, di proteggersi da tutto ciò che avrebbe potuto ferirla.
Come diventare invisibili? Mangiando a dismisura, fino a raggiungere il punto di non ritorno.
Sembra un controsenso, ma l’autrice chiarisce fin dalle prime pagine come il fatto di diventare enorme la facesse sentire al riparo dal giudizio altrui perché un corpo come il suo, non rientrando nei canoni estetici socialmente accettabili, dopo un primo sguardo di disapprovazione finisce sempre nell’oblio.
Il postulato pare ineccepibile, ma ovviamente la realtà è un’altra e ha a che fare con i condizionamenti di tutti i giorni, con le emozioni, le frustrazioni, le speranze e i fallimenti che ostacolano il progetto di nascondersi agli occhi del mondo.
Roxane viene da una famiglia altoborghese di origine haitiana. È amata dai genitori e dai fratelli, eppure non si sente al sicuro; non ha il coraggio di confidare lo stupro ai genitori e affonda quel dolore nel cibo che riempie il vuoto giusto un secondo prima di farlo diventare una voragine. Perché il senso di appagamento lascia velocemente spazio al senso di colpa, alla delusione di aver ceduto, al malessere fisico, alla finzione di credere che si tratti sempre dell’ultima volta prima della rinascita.

Gay ha una scrittura ossessiva: alcuni dettagli sono ripetuti fino allo sfinimento, presi e ripresi nel corso del libro per ricordare al lettore che ci sono mostri dai quali non ci si libera mai e che possiamo affrontare, ma forse non distruggere.
La storia di Roxane parte da quell’episodio violento e arriva a oggi, oggi che ha superato i quarant’anni ed è una scrittrice di successo, oggi che ha ancora un corpo ingombrante col quale sa di non poter far pace, ma che ha saputo mostrare con autenticità.
Ma tra la ragazza adolescente e la donna affermata ci sono trent’anni di vita, nei quali non si contano le cadute.

L’adolescenza passa tra visite da dietologi, campus estivi per dimagrire e pasti sostitutivi a base di beveroni iperproteici che i genitori le impongono, spinti da un amore tenero nei suoi confronti che però si scontra con la non accettazione della fisicità debordante.
E fuori dalla famiglia è anche peggio, perché nelle situazioni non protette lo scherno è dietro l’angolo, i commenti si sprecano, la femminilità affonda. Sono anni bui per la Gay. Se inizialmente eccellere nello studio compensa le altre mancanze, con la crescita e l’inevitabile confronto coi coetanei aumentano le situazioni di insicurezza e di pura vergona.
Roxane cambia in continuazione corso di studio, il rendimento comincia a calare e aumenta invece il senso di alienazione, acuito dalla frequentazione compulsiva di chat nelle quali si sente libera di esprimersi per quella che è.
Anni bui, si diceva, ma anche di grande esplorazione, perché dalla frequentazione delle chat la ragazza passa alle frequentazioni reali; gira letteralmente l’America per incontrare le persone conosciute virtualmente e lo fa con uno stato d’animo nel quale si confondono il timore di non piacere e la presunzione di essere abituata al contraccolpo nel caso ciò accadesse. Si scontra con realtà diverse, dure, sperimenta l’amore etero e omosessuale, lascia che persone sconsiderate la feriscano, impedisce che quelle amabili le si avvicinino.
E scrive, scrive tantissimo, così tanto e così bene che in poco tempo si afferma nel mondo accademico e in quello editoriale.

Roxane Gay

È una donna adulta quella che racconta la storia, una donna che non si nasconde, che ama chiamare le cose col proprio nome e che ci dice chiaramente che non possiamo controllare ogni aspetto della nostra vita, ma nemmeno possiamo sperare di far pace con tutto quello che non ci piace di noi stessi.
Sarebbe fin troppo facile parlare di canoni di bellezza e di come la società imponga dei modelli estetici spesso inarrivabili, ma leggendo Fame mi è venuto il sospetto che trincerarsi dietro a dogmi imposti dall’esterno sia il miglior alibi per non prenderci le nostre responsabilità.
Perché diciamolo chiaramente: ognuno di noi sa cosa dovrebbe fare per procedere bene nella vita.
Se parliamo di fisicità siamo tutti dei guru. Sappiamo cosa dovremmo mangiare, che sport fare, conosciamo le calorie dell’insalata e della pizza farcita; abbiamo una conoscenza teorica del benessere eccelsa, ma la pratica spesso carente. Perché? Perché siamo fallibili come esseri umani, credo.
E non si tratta di essere grassi, magri, alti, bassi, belli o brutti. L’ipotesi di fallimento, intesa non come caduta libera verso il baratro ma come possibilità di sbaglio, è insita in ognuno di noi, a prescindere.
A mio parere sarebbe uno spreco leggere questo libro intendendolo solo come il manifesto di una donna che ha avuto coraggio nel mostrarsi per come è. Il coraggio non sta in questo ma nel dichiarare che ci sarà sempre una parte di noi che non riconosciamo e non vogliamo, e se non possiamo fare la pace con questa parte, potremmo almeno provare a stringerle la mano e a farle capire che abbiamo un posto nel mondo ben definito, nonostante le ombre e nonostante noi stessi.

Gay, Roxane, Storia del mio corpo, Einaudi, traduzione di Alessandra Montrucchio, pp. 280, euro 17,50

Roxane Gay (Omaha, Nebraska, 1974) è una scrittrice, attivista e accademica tra le più rilevanti del panorama attuale. Editorialista de «The New York Times» e «The Guardian» è autrice della raccolta di saggi Bad Feminist, del romanzo Untamed State e dei racconti Difficult WomenFame, il suo ultimo saggio autobiografico, ha infiammato critica e pubblico, scalando da subito le classifiche americane.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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