Gleba, di Tersite Rossi

Gleba, di Tersite Rossi

Gleba, di Tersite Rossi

Gleba, del collettivo di scrittura Tersite Rossi e pubblicato da Pendragon, è il libro più respingente che mi sia capitato di leggere nel 2019. E allo stesso tempo il più attraente.

Il perché di queste sensazioni contrastanti che in me hanno generato una vera dipendenza da lettura, risiede in diversi fattori che riguardano la pienezza dei personaggi, la solidità della trama e un certo tormento emotivo misto a una sensazione di alienazione che scuote il pensiero e la coscienza.

La Frank Banno è una scuola esclusiva nella quale vengono impartiti i principi della verità, dell’intensità e della trasparenza. Ma, soprattutto, ai ragazzi si richiede di imparare ad annullare ogni sentimento in funzione di un futuro nel quale l’imperturbabilità consentirà loro di raggiungere i livelli apicali della società. Il successo e la leadership in cambio della vita, viene da pensare.

Gleba

Paolo è uno studente che fatica a sottostare ai dettami della Banno e sembra destinato al fallimento ma trova invece in Simona, studentessa modello, una complice che sembra accompagnarlo verso un destino meno avverso.

In un’altra scuola e in quella che sembra essere un’altra galassia studia Amina, figlia di immigrati marocchini che dopo la morte del padre sul luogo di lavoro rimane a vivere con la madre vinta dalla depressione, fino a quando decide di abbracciare il jihad come il fratello prima di lei.

Adriana è un’impiegata, ma quando è sola si prepara a unirsi alle Brigate Rosse per rovesciare l’ordine costituito e vendicarsi di un’ingiustizia che ha segnato la sua intera esistenza.

Enrico è un professore precario ed è sposato con Valeria, a sua volta costretta ad accettare ogni tipo di lavoro per sbarcare il lunario. Sognatore lui, rassegnata lei, entrambi hanno l’impressione di poter sfuggire alla quotidianità che li opprime grazie all’intervento di due persone.

Sono piani narrativi diversi ma destinati a incrociarsi quelli di Glebaun romanzo che disorienta, e certamente non per l’intreccio il cui ingranaggio non rivela inceppamenti. A disorientare è invece il fatto di avere a che fare con una lettura che spinge a una continua analisi critica sia dei personaggi che dei macro temi che vengono posti all’attenzione.

Che si parli di precariato, di vendetta, di religione portata all’estremismo o anche di semplici – che poi semplici non sono mai – relazioni sentimentali, Gleba spinge la mente verso luoghi poco accoglienti ma pregni di realtà.

Tutti i protagonisti sono animati da un senso di rivalsa nei confronti di qualcuno o qualcosa che li opprime, e chissà se qualcuno riuscirà, alla fine, a far vincere su tutto la vita.

Chi cerca una lettura consolatoria non la troverà in Gleba. Chi invece ha voglia di guardare davvero dentro l’animo umano e non ha paura di confrontarsi con realtà che possono far paura ma che esistono, di scegliere di essere consapevole e responsabile del proprio pensiero, e non ultimo di incontrare una storia che assorbe ogni attenzione, è certamente nel libro giusto.

Tersite Rossi, Gleba, pendragon, 2019, pp. 393, euro 18,00

Tersite Rossi è un collettivo di scrittura. Esordisce nel 2010 con il romanzo “È già sera, tutto è finito” (Pendragon), appartenente al genere della Narrativa d’Inchiesta e centrato sul tema della cosiddetta trattativa fra Stato e mafia d’inizio anni Novanta (finalista al Premio Alessandro Tassoni 2011 e al premio Penna d’Autore 2011). Nel 2012 esce il suo secondo romanzo con le “edizioni e/o”, il noir distopico “Sinistri”, all’interno della collana “SabotAge” curata da Massimo Carlotto, ambientato in un futuro fin troppo prossimo, intriso di tecnocrazia liberticida e folli tentativi di ribellione. Nel 2016 esce il suo terzo romanzo, il thriller economico-antropologico “I Signori della Cenere” (Pendragon), a chiudere la “trilogia dell’antieroe” avviata con i precedenti due, sullo sfondo della crisi finanziaria d’inizio millennio e delle sue ragioni più profonde, ancestrali. Nel 2019 esce il suo quarto romanzo, “Gleba” (Pendragon), appartenente al filone della new italian epic e centrato sulla tematica del lavoro, sfruttato e vendicato, che segna l’ingresso nell’era del post-eroe. Elementi ricorrenti nei romanzi di Tersite Rossi sono la riflessione sul potere e i suoi abusi, l’ineluttabilità della sconfitta di chi prova a sfidarlo, l’incastro fra la Storia con la maiuscola e quella con la minuscola, lo svolgersi inesorabilmente circolare delle vicende umane, il ruolo talvolta cinico, talvolta salvifico, comunque sempre decisivo, della casualità e del fato. Lo pseudonimo è un omaggio al signor Rossi, l’uomo della strada, e a Tersite, l’antieroe omerico, emblema dell’opposto di ciò che tutti si attendono. È brutto, debole e codardo in un mondo di belli, forti e coraggiosi. È il sacco dei rifiuti che stona nella dimora linda della pubblicità. È il compagno di classe di cui non ci si ricorda mai il nome. È la fine quando tutti parlano d’inizio. È l’alba quando tutti pensano al tramonto. È l’ombra che nessuno vede, perché è arrivata troppo presto. O troppo tardi.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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