Francesco Muzzopappa torna in libreria per Fazi Editore con un romanzo che contiene molte verità. Col piglio arguto che lo contraddistingue e che non stanca mai, racconta il mondo dei malati di lavoro, dei malati di successo, dei malati d’ansia, dei malati e basta.

Heidi, di Francesco Muzzopappa

Heidi, di Francesco Muzzopappa

Chiara Lombroso ha trentacinque anni ed è una talent scout.
Lavora per la Videogramma, un’azienda milanese che produce format televisivi rigorosamente trash da dare in pasto al popolo della tv, affamato di programmi che spengano il cervello e possibilmente lo asfaltino sotto uno spesso strato di catastrofi che, purché capitino agli altri, hanno un effetto taumaturgico sulle menti sintonizzate.

Heidi

Chiara passa le giornate a provinare talenti improbabili, persone che per un attimo di notorietà – un attimo vero, orologio alla mano, mica i lunghissimi quindici minuti di Andy Warhol – sarebbero pronte a perdere la dignità e che, a ben guardare, in effetti lo fanno. Tra un uomo che inghiotte ogni tipo di bullone e l’aspirante petomane piromane, la ragazza non ha un attimo di respiro; il mercato è esigente, e ancora di più lo è il suo capo, amorevolmente soprannominato Yeti, che minaccia continuamente tagli al personale per contenere i costi aziendali e che possiede la lista nera, quella che determina chi è dentro e chi rischia invece di essere fatto fuori dalla grande famiglia Videogramma.
Gli orari in ufficio sono impossibili, così come è impossibile per Chiara avere una parvenza di normalità nella sua vita, che si perde nel marasma di riunioni, colleghi licenziati, pressioni da reggere, problemi da risolvere. Rientrare a casa significa avere giusto il tempo di assemblare una cena a base di prodotti surgelati pieni di conservanti e zuccheri, prima di sprofondare in un sonno chimicamente indotto.
In questo delirio Chiara non ha tempo di occuparsi nemmeno del padre che, affetto da demenza selettiva, è ricoverato in una casa di riposo. Tutto però cambia quando la direttrice della struttura la convoca e le spiega che l’uomo, colpevole di ripetute azioni sgradevoli nei confronti del personale, non è più ospite gradito della struttura.

A Massimo Lombroso, ex critico letterario e firma caustica del Corriere della Sera, viene dato il foglio di via dall’ospizio e per lui si aprono le porte della casa della figlia Heidi.
Sì, Heidi. Perché Chiara, per il padre, non esiste. Lui la chiama Heidi, come la protagonista del cartone animato che guardavano insieme.
Il rapporto tra il padre e la figlia è sempre stato conflittuale. Fin da piccola Chiara ha dovuto combattere contro l’anaffettività del genitore, troppo occupato a spiegarle cosa avrebbe dovuto fare e come, troppo preso dal suo lavoro e troppo concentrato sulle stroncature dei libri di autori inetti per riconoscere nella bambina che aveva vicino, le sembianza di una figlia che bisognosa del suo appoggio.
Però c’era Heidi, e guardare insieme le avventure della bambina che vive tra i monti, era per loro l’unico momento di vicinanza.
Quei momenti però sono solo un ricordo, e la realtà ora è diversa e, a tratti, drammatica.

Chiara/Heidi non può occuparsi da sola del padre, e si rivolge a un’agenzia di assistenza che le propone un badante, Thomas, un giovanotto che assomiglia a Joey Tempest e che in breve tempo fa breccia nel cuore ruvido di Massimo che infatti, riconoscendolo come membro della famiglia, inizia a chiamarlo Peter.

Chiara, grazie a questo nuovo aiuto, può buttarsi a capofitto nel lavoro che ha sempre più paura di perdere, ma la quotidianità certe volte ha il sopravvento e i drammi sono dietro l’angolo.

“Giovedì c’era Nebbia denutrito, venerdì erano fuggite le capre dal recinto, sabato il fienile era stato depredato, domenica mi voleva mandare a tutti i costi a studiare a Francoforte, lunedì è scomparsa nonna Seseman e ieri eravamo in lutto per la morte di Bianchina”.
Va così, per l’attempata Heidi. Il tempo di tirare un sospiro di sollievo è quello che serve alla vita per tenderle l’ennesimo tranello. Accipicchia, dov’è il mondo fantastico?

Francesco Muzzopappa torna in libreria per Fazi Editore con un romanzo che contiene molte verità. Col piglio arguto che lo contraddistingue e che non stanca mai, racconta il mondo dei malati di lavoro, dei malati di successo, dei malati d’ansia, dei malati e basta.
Con l’arma dell’ironia colpisce molte corde e quelle corde, ben sollecitate, restituiscono riflessioni che tra il serio e il faceto raccontano molto del tempo che viviamo, e di come lo viviamo.

Muzzopappa, Francesco, Heidi, Fazi Editore, 2018, pp. 237, euro 15,00

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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