Il cielo in gabbia, di Christine Leunens

Il cielo in gabbia

Il cielo in gabbia, di Christine Leunens

La follia della guerra diventa la follia nei rapporti tra le persone ne Il cielo in gabbia di Christine Leunens, in libreria per SEM.

A questo libro è liberamente ispirato il film Jojo Rabbit, che sta riscuotendo molto successo nelle sale ed è candidato all’Oscar in ben sei categorie, ma la storia che si vede è molto diversa da quella che si legge.

Vienna, 1938. L’Austria viene annessa alla Germania di Hitler e diventa parte del Terzo Reich. Johannes è appena un ragazzino ma abbraccia presto l’ideale nazista che punta al bene della razza ariana e a eliminare ogni tipo di impurità che possa lederne la superiorità.

Solo noi bambini potevamo salvare il futuro della nostra razza. Noi ignoravamo che la nostra razza era la più rara, la più pura, e che oltre a essere intelligenti, belli, biondi alti e snelli e con gli occhi azzurri, perfino la nostra testa presentava una caratteristica che ci rendeva superiori a tutte le altre razze: anziché “brachicefali” noi eravamo “dolicocefali”, vale a dire che i nostri crani erano elegantemente ovali, mentre quelli degli altri erano tondi e primitivi. Non vedevo l’ora di tornare a casa a spiegarlo alla mamma, come sarebbe stata orgogliosa di me! Non avevo mai fatto caso alla mia testa prima di allora, o almeno non alla sua forma, e pensare che sulle spalle portavo a spasso un tesoro.

Il cielo in gabbia

La sua famiglia però è antinazista e fa di questo credo un vero e proprio stile di vita che comporta il nascondere in un anfratto di casa una ragazza ebrea, Elsa. Johannes è troppo impegnato nella sua attività nella Gioventù hitleriana per dar peso agli atteggiamenti bizzarri dei genitori, che si comportano talvolta in modo proprio strano, ma un’esplosione che gli costa l’amputazione di un braccio e gli sfigura parte del volto lo costringe a un riposo forzato durante il quale comincia a percepire che qualcosa, nella sua casa, è cambiato.

Quando scova il nascondiglio di Elsa e la vede per la prima volta, rimane turbato dalla sua fisicità che tradisce tratti non ariani ed esalta all’esasperazione quelli ebrei, eppure quel senso di rifiuto diventa ben presto un sentimento diverso, complesso e contraddittorio.

Il loro è un rapporto fatto di segreti: Elsa è prigioniera in casa e Johannes si fa forza di questa sua condizione per cercare di plasmarne i sentimenti attraverso una serie di menzogne. Si guarda bene dal rivelare alla famiglia di aver scoperto la sua esistenza, e chiede a lei di fare lo stesso in cambio delle attenzioni che quotidianamente le riserva, e che per una ragazza costretta a nascondersi sono un appiglio alla sopravvivenza.

Johannes si avvita sempre più intorno al pensiero di poter fare di Elsa la sua sposa nonostante lei si dichiari innamorata di un altro, e deciso a non rinunciare al suo progetto arriva perfino a negarle la notizia della caduta del nazismo per impedirle di uscire dal nascondiglio e lasciare la casa.

Il cielo in gabbia è la storia di un amore che diventa ossessione, di una relazione nella quale i sentimenti sono basati sulla dipendenza e sul ricatto emotivo. Chistine Leunens dona ai due personaggi principali uno spessore di particolare rilievo che nonostante le premesse non consente facilmente di prendere una posizione pro o contro; l’evolversi della storia rivela infatti un cambio di registro importante per Elsa, che non si limita a vestire i panni della prigioniera impaurita ma trova il modo a sua volta di manipolare il giovane innamorato.

Una scrittura ricca e mai pedante, l’introspezione psicologica che consente davvero di comprendere quali siano le spinte emotive che portano ad agire in un certo modo, e un’ambientazione storica che ancora una volta ci mette di fonte alle nostre responsabilità di esseri umani fanno di questo romanzo, un romanzo importante e assolutamente da leggere.

Leunens, Christine, Il cielo in gabbia, SEM, 2019, traduzione di Maurizia Balmelli, pp. 397, euro 18,00

Christine Leunens è nata nel Connecticut e da adolescente si è trasferita a Parigi; lì è diventata una modella internazionale. Durante questi anni in giro per il mondo ha coltivato lo studio e la scrittura. Il primo, acclamato, romanzo, Uomini da mangiare, è stato pubblicato nel 2003 da Meridiano Zero. Tra le altre sue pubblicazioni: Come semi d’autunno (Meridiano Zero 2005), Il cielo in gabbia (SEM 2019). 

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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