Il cinese, di Andrea Cotti

Il cinese, di Andrea Cotti

Il cinese, di Andrea Cotti

“Sono io, sono Luca Wu, il cinese nato in Italia da genitori cinesi, che oscilla costantemente tra queste due radici. Troppo cinese per gli italiani, e troppo italiano per i cinesi. Una banana, appunto.
I miei genitori e i miei nonni sono entrati in questo Paese da clandestini. Non ho mai chiesto i particolari, ma non posso dimenticarlo. Se i miei genitori non fossero venuti in Italia da clandestini, io non sarei nato qui e non mi sentirei sempre spaccato a metà”.

Nel cuore di Tor Pignattara, quartiere periferico e multietnico di Roma, un commerciante cinese e la sua bambina di quattro anni vengono freddati durante quella che inizialmente sembra essere una rapina finita male, ma che piano piano assume i contorni di un’esecuzione in piena regola.

Sul caso indaga Luca Wu, che dopo anni passati nella Mobile di Bologna, sua città d’origine, approda a Roma su precisa richiesta del questore che in lui vede certamente un abile poliziotto, ma anche l’opportunità politica di dare una spolverata all’immagine del commissariato di Torpigna. Sì perché Luca Wu è il primo vicequestore italiano di origini cinesi, e il suo lavoro nella Chinatown romana può avere molti risvolti interessanti.
Degli affari pubblici però a Luca Wu importa poco più del giusto, quello che gli interessa invece è dissipare le ombre che avvolgono il duplice omicidio e per farlo si appella a tutta la sua lucidità, provando a mettere insieme i pezzi che compongono questa vicenda.

Marito e moglie, titolari di un’attività commerciale, vengono rapinati in mezzo alla strada mentre sono con la loro bambina: l’uomo e la piccola vengono uccisi a colpi di pistola, la donna invece no. Wang Xinxia, questo il suo nome, viene interrogata ma non apporta alcun contributo all’indagine e anzi, il suo apparente totale distacco rispetto a ciò che è capitato alla famiglia lascia gli inquirenti alquanto sbigottiti.
Intanto alcuni esponenti in vista della comunità cinese rilasciano dichiarazioni spontanee al vicequestore con l’apparente intento di facilitare le indagini ma riuscendo solamente a generare più confusione intorno al delitto, e lasciano intendere che intorno alla famiglia ruotino molti interessi, e di diverso tipo.

Luca Wu è un uomo per metà cinese, e sono proprio le sue origini a consentirgli di arrivare al cuore di un caso intricato, che affonda le radici nella Triade, un’organizzazione criminale di stampo mafioso.

Andrea Cotti si affida alla prima persona per raccontare una storia che lascia senza fiato.
Il personaggio – perfetto- di Luca Wu affonda nei gangli di una realtà della quale ancora si conosce poco e ne rivela la grandezza, ne mette in luce i limiti, ne racconta le contraddizioni.
Il cinese si muove su diverse linee narrative, prettamente tecniche alcune e profondamente intime altre. Il risultato? Un intreccio magistrale che rivela uno studio approfondito della cultura cinese ma anche una grande accuratezza nella descrizione dello svolgimento dell’indagine.
La trama sorprende pagina dopo pagina, la storia cresce e si avviluppa per poi esplodere in un finale clamoroso.
Un libro che fa riflettere, arrabbiare, commuovere. Luca Wu è un personaggio che entra nel cuore, e che mi auguro sia al lavoro su altri casi perché, lo confesso, già mi manca.

Cotti, Andrea, Il cinese, Rizzoli, 2018, pp. 527, euro 19,00

Andrea Cotti (1971) è uno scrittore italiano e un poeta. Scrive per il cinema e la televisione. Ha sceneggiato alcune serie di successo, come L’Ispettore Coliandro e Squadra Antimafia. Ha pubblicato diversi romanzi, tra i quali Un gioco da ragazze (Mondadori, 2005) e Stupido (EL, 2001), da cui sono stati tratti l’omonimo film prodotto da Gabriele Salvatores e il lungometraggio Marpiccolo. Tra i suoi altri titoli ricordiamo anche Iso (Fabbri, 2007) e Il cinese (Rizzoli, 2018).

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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