In bocca al lupo, di Mick Herron

In bocca al lupo, di Mick HerronEsce oggi per Feltrinelli il nuovo libro di Mick Herron. Si intitola In bocca al lupo, e racconta una nuova avventura dei Brocchi, gli agenti segreti capitanati da Jackson Lamb che abbiamo conosciuto in Un covo di Bastardi (Feltrinelli 2018).

Ai Brocchi, va subito detto, si vuol bene. Sono agenti segreti che si sono macchiati di colpe e disattenzioni più o meno gravi a causa delle quali sono stati relegati in un’agenzia di infimo ordine, nemmeno tanto velatamente disprezzata dall’intelligence di Londra a Regent’s Park, dove svolgono lavori d’ufficio utilizzando scarsi e rudimentali mezzi tecnologici.

Hanno perso credibilità, la loro professionalità non fa più gola, sono considerati dei reietti, ma loro non mollano. I Brocchi no, non mollano e sperano che arrivi l’occasione che li riabiliterà e li riporterà alle antiche glorie, portandoli fuori dal tugurio nel quale si trovano a operare, la Casa nella palude.

Quell’occasione potrebbe nascondersi dietro a un strana morte, quella di  Dickie Bow, agente formatosi allo Zoo di Berlino negli anni della Guerra Fredda, specializzato in pedinamenti.

“Lo Zoo delle spie era Berlino, quando le gabbie erano state aperte da poco e brutti ceffi spaventati sbucavano da tutte le parti, come scarafaggi da sotto un ceppo rovesciato. Almeno due volte al giorno si presentava alla porta una sedicente risorsa, sostenendo di avere i gioielli della Corona in una valigia di cartone: particolari della Difesa, capacità missilistica, segreti tossici… Eppure, malgrado tutto quel brulichio, come diceva una scritta sul Muro abbattuto di recente, il passato era stato spazzato via. Ma con esso anche il futuro di Dickie. “Grazie, vecchio mio. Purtroppo ormai non c’è più bisogno delle tue… capacità… Pensione? Quale pensione?” Quindi naturalmente lui se n’era tornato a Londra”.

In bocca al lupo

Dickie è morto per infarto mentre si trovava su un autobus nei pressi di Oxford, ma quello che sembra un fatto chiaro non convince per niente Jackson Lamb, che di Dickie è stato amico e compagno d’azione. Lamb porta dunque la sua imponente mole fuori dalla Casa nella palude, e comincia a svolgere qualche ricerca partendo proprio dal luogo del ritrovamento del cadavere: il sedile dell’autobus. È lì che trova un vecchio cellulare con un messaggio in bozza che nasconde forse un codice segreto, ed è sempre lì che viene a sapere di un cappello dimenticato sulla vettura proprio il giorno del decesso dell’amico. Nulla di strano in un cappello dimenticato, o almeno così sembrerebbe, perché se un cappello viene dimenticato in un giorno di pioggia scrosciante, e per giunta vicino a un cadavere, forse chi lo indossava aveva urgenza di andarsene velocemente da quel luogo.

Congetture o realtà? Lamb mette all’opera il suo cervello ancora ben funzionante, e gli ingranaggi cominciano a girare. Il quadro che pian piano si delinea nella sua mente assume i tratti di un’operazione complessa di intelligence che muove da lontano – da est, molto a est in effetti -, e si sta concretizzando nel cuore di Londra,  proprio sotto le finestre dei colletti bianchi di Regent’s Park che nel frattempo hanno richiamato due agenti dalla Casa per affidare loro una missione di sorveglianza dai tratti confusi. Ai Brocchi tocca mettersi in azione, e che azione!

In bocca al lupo è una spy story che sorprende riga dopo riga. L’umorismo intelligente che Mick Herron mette nella sua scrittura, e che Alfredo Colitto ha saputo rendere perfettamente nella traduzione, regala un’esperienza di lettura esilarante. I Brocchi, dicevo in apertura, si amano dal primo momento: il loro convivere forzatamente li fa somigliare a una famiglia, strampalata, certo, ma sempre una famiglia. Li si osserva coabitare e spiarsi, cercarsi, amarsi e qualche volta detestarsi, e il tutto genera un sentimento di profonda empatia. Leggere le loro storie significa conoscere le loro caratteristiche più intime, che emergono dalla trama con naturalezza e arguzia. Sono i colleghi che detesteremmo, ma in molti casi anche gli amici che vorremmo, e facciamo tutti il tifo per loro!

Herron, Mick, In bocca al lupo, Feltrinelli, traduttore Alfredo Colitto, 2019, pp. 320, euro 17,00

Mick Herron è uno scrittore di romanzi thriller inglese. Ha studiato al Balliol College di Oxford, dove si è laureato in Letteratura inglese. In Italia è stato pubblicato il suo romanzo di successo Un covo di bastardi (Feltrinelli, 2018), primo di una serie da oltre 250.000 copie vendute in Inghilterra, vincitrice del più ambito premio internazionale in ambito giallo – il CWA Dagger Award – e in corso di pubblicazione in nove paesi. È stato definito dal “Daily Telegraph” “una delle venti migliori spy story di tutti i tempi”, insieme a bestseller come La spia che venne dal freddo di John le Carré o Un nome senza volto (The Bourne identity) di Robert Ludlum. La casa di produzione See-Saw Films ne ha acquisito i diritti per la televisione.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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