Inviata speciale, di Jean Echenoz

Inviata speciale, di Jean Echenoz

Inviata speciale, di Jean Echenoz

Ho un debole per gli autori che flirtano coi lettori attraverso la scrittura.
Sono pochi quelli che si possono permettere di amoreggiare in questo modo, perché per farlo è necessario avere un controllo assoluto sulla parola, sulla lingua, sull’esposizione. Sono pochi, e io li amo. Amo gli scrittori che ammiccano, che si mettono dalla parte dei lettori creando l’illusione che lo sviluppo della storia dipenda anche dal loro punto di vista, che diventano per un attimo compagni di avventure.
Stephen King è un maestro in questo genere, e seppur con caratteristiche molto diverse gli tiene testa Andrea Camilleri.
Non pensavo però, e la cosa mi ha piacevolmente sorpreso, che avrei visto anche in Jean Echenoz quella strizzatina d’occhio che solletica tanto la mia curiosità.

Inviata speciale

Inviata speciale è in libreria dal 26 giugno per Adelphi, ed è un concentrato di ironia, acume, maestria.

Parigi. Constance è una trentaquattrenne priva di doti speciali ma di bell’aspetto e, soprattutto, particolarmente duttile e cedevole.
È sposata col fedifrago Lou Tausk, un musicista che campa grazie alla rendita che gli deriva dai diritti di Excessif, la sola e unica hit di successo che abbia composto – di cui è interprete la stessa Constance – che è particolarmente amata da Gang-un-ok, il consigliere più vicino al Leader supremo della Corea del Nord.

Questo asse musicale franco-coreano non sfugge al generale Bourgeaud, ex agente del Service Action che passa il tempo organizzando missioni di spionaggio, e che pensa di sfruttare la passione dei coreani per la canzone di Tausk proprio per infiltrarsi nel paese asiatico.
O meglio, per mandarci Constance, protagonista inconsapevole di un incarico delicatissimo.

La donna viene rapita da un commando bizzarro mentre passeggia in una zona poco battuta di Parigi, e da lì quello che accade ha dell’incredibile.
Andare oltre nel racconto della trama significherebbe svelare troppi particolari, dunque mi fermo qui. Quello che invece si può e si deve dire, è che questa spy story nelle quali le tinte rosa e nere si intrecciano dando forma a un romanzo geniale, è assolutamente imperdibile.

Echenoz, dicevo in apertura, mi ha conquistato per il modo impeccabile che ha di governare la parola scritta. Nulla è lasciato al caso, tutto trova la giusta collocazione. Se a ciò si aggiungono la genialità e la stravaganza di un autore che può permettersi di aprire delle pause nella prosa per commentare i fatti che racconta, e scherzarci sopra, il risultato è una lettura che conquista fin dalle prime pagine.

Jean Echenoz. Scrittore francese, dopo aver fatto studi di sociologia e ingegneria civile, nel 1970 si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere con regolarità e collabora per un breve periodo al giornale «L’Humanité». Il suo primo manoscritto viene accettato e pubblicato nel 1979 da Les Éditions de Minuit, allora diretta da Jérôme Lindon. Inizia così un proficua collaborazione che vedrà la casa editrice pubblicare anche i suoi romanzi successivi. Ricordiamo oltre a Inviata speciale, Ravel (Adelphi, 2007), Il mio editore (Adelphi 2008), Correre (Adelphi, 2009), Lampi (Adelphi, 2012).
Nel 1999 è stato vincitore del prestigioso Premio Goncourt con Me ne vado, mentre precedentemente aveva vinto altri premi, tra i quali, nel 1983, il Prix Médicis con il suo romanzo Cherokee.

 

Echenoz, Jean, Inviata speciale, Adelphi, 2018, traduzione di Federica e Lorenza Di Lella, pp.248, euro 18,00

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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