Killing rock revolution, di Alessandro Bruni

Killing rock revolution, di Alessandro Bruni

Killing rock revolution, di Alessandro Bruni

Londra, 1969. Steve Mc Brown esce di galera dopo aver scontato una pena di tre anni per aver colpito, durante una rissa seguita a una partita di calcio, un pubblico ufficiale.

I primi tempi fuori dal carcere sono duri e Steve, che non ha una casa e una famiglia, sopravvive tra lavori saltuari e sistemazioni di fortuna fino a quando trova riparo da una ragazza che si innamora di lui, e con la quale intreccia una relazione che sembra portare un po’ di quiete nella sua vita.

Killing rock revolution

Tutto cambia quando grazie a un regalo della fidanzata, Steve riscopre la passione per la fotografia e incontra fortuitamente Peter Joyce, detto PJ, un bizzarro critico musicale che gli chiede di accompagnarlo in veste di fotografo ufficiale al seguito delle più grandi rock star del mondo. Steve si immerge nel mondo del rock in modo del tutto inconsapevole, e durante le feste a base di alcol, droga e sesso conosce artisti di fama mondiale, ne odora le vite, ne assapora il talento e diventa suo malgrado testimone di alcuni dei fatti che hanno segnato per sempre la storia della musica.

È il 1970 quando il giovane fotografo approda sull’isola di Wight per documentare uno dei più importanti festival musicali; PJ non è con lui, ma gli ha lasciato un dossier scritto di suo pugno nel quale si evidenziano prove che testimonierebbero l’intenzione della CIA e dei servizi segreti inglesi di uccidere alcuni tra i musicisti presenti al festival, quelli più impegnati politicamente.
Quello verso l’isola è solo l’inizio del viaggio personale di Steve, un viaggio dove tutto è possibile, un viaggio che lo porterà fino a Parigi dove tutto sarà di nuovo messo in discussione.

Killing rock revolution, Persiani Editore, è sicuramente un ottimo esempio di letteratura di spionaggio, ma sarebbe riduttivo chiuderlo in una categoria di genere. Il libro di Alessandro Bruni ci racconta un’epoca mai dimenticata e lo fa muovendosi sulle note di canzoni immortali, portandoci a spasso per alcune delle città più belle del mondo delle quali svela il fascino nascosto, ricordandoci che esprimere il dissenso attraverso la musica – e l’arte in generale – può essere molto rischioso.

Dialogherò con l’autore il 25 maggio a Milano. L’appuntamento è alle 19.00 presso al libreria Il mio libro, in via Sannio 18. Qui tutte le informazioni.

Bruni, Alessandro, Killing rock revolution, Persiani Editore, pp. 198, euro 16,90.

Alessandro Bruni, nato a Bologna nel 1972, ha esordito con il romanzo La prossima estate (Giraldi), un noir costruito sul tema della tragedia degli equivoci. Ulisse aveva una figlia è il suo secondo romanzo in cui prosegue la tematica dell’equivoco, affrontando il registro della commedia. Killing rock revolution è il suo ultimo lavoro. Esercita la professione di avvocato civilista.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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