La bambina nel buio, di Antonella Boralevi

La bambina nel buio, di Antonella Boralevi

La bambina nel buio, di Antonella Boralevi

Cosa mi aspetto da un buon giallo? Che mi tenga incollata alle pagine.
La bambina nel buio, di Antonella Boralevi, Baldini+Castoldi, assolve egregiamente il compito.
La storia, ambientata in Veneto, si dipana in due momenti temporali diversi e lontani tra loro.

Villa La Favorita, riviera del Brenta, metà anni Ottanta.
Manuela e Paolo Zanca danno una festa per festeggiare il loro ventesimo anniversario di matrimonio.
Ostentano sfacciatamente la loro ricchezza che non ha origini nobili, ma che è l’unico strumento che permette loro di essere parte della cerchia delle persone che contano, quelle che in nome dei propri possedimenti possono ambire al riconoscimento sociale.
Manuela e Paolo mettono in scena lo spettacolo del loro amore, segnato da una grave perdita nel passato ma risorto con la nascita di Moreschina che quella sera, coi suoi splendidi undici anni, incarna l’esemplare della figlia perfetta.
E se Paolo è un padre fiero e orgoglioso di avere accanto a sé la sua bambina tanto amata, Manuela appare più distaccata nei confronti della piccola e più concentrata a esibire sé stessa, la sua bellezza impertinente esaltata da un abito mozzafiato.
La festa è un susseguirsi di finti sorrisi e pettegolezzi sussurrati che scivolano su litri di champagne e danzano sulle note di balli sfrenati. Tutto procede come da copione, arrivano la torta, i fuochi d’artificio e le foto di rito.
Solo a tarda notte gli ospiti lasciano la villa, e solo a tarda notte si scopre che Moreschina è scomparsa, inghiottita nel nulla senza lasciare alcuna traccia.

Venezia, trent’anni dopo.
È il 2017 e in laguna sbarca una ragazza inglese, Emma Thorpe, giunta in città su invito della contessa Bonaccorso Briani che si è offerta di ospitarla per aiutarla a superare un momento di grande fragilità.
Al suo arrivo nel nobile palazzo che dà sul canal Grande, Emma scopre però che la contessa è morta da poco in un incidente stradale, e si trova suo malgrado a convivere forzatamente col conte che si mostra da subito ostile e poco propenso al dialogo.
Emma medita di lasciare Venezia, ma il comportamento ambiguo del conte, che si muove come un fantasma tra le mura di quel palazzo che sembra custodire segreti inconfessabili, esercita su di lei un’attrazione quasi ipnotica che la spinge a rimanere, e a condividere col commissario Alfio Mancuso i suoi sospetti dai risvolti cupi.

Dalla nebbia novembrina veneziana riemerge il volto bambino di Moreschina, che dopo trent’anni torna a farsi più vivo che mai nelle menti di insospettabili individui.

Antonella Boralevi è abile nell’indagare le pieghe della società, siano esse quelle degli arricchiti che negli anni Ottanta facevano dello status symbol un progetto di vita, quelle di una nobiltà d’altri tempi che nasconde segreti inconfessabili o quelle di chi ha vissuto un dolore troppo grande da sopportare.
Seicento pagine che non deludono.

Boralevi, Antonella, La bambina nel buio, Baldini+Castoldi, pp. 594, euro 20,00

Antonella Boralevi è autrice di romanzi, racconti, sceneggiature, saggi. Ha portato in televisione il talk show di approfondimento emotivo.
Tiene rubriche su quotidiani e settimanali. Il suo “Lato Boralevi” esce ogni giorno sul sito de la Stampa. Per Rizzoli ha pubblicato i best sellers Prima che il vento (2004), Il lato luminoso (2007), I baci di una notte (2013). È tradotta in Germania, Francia, Giappone, Russia. Per ora.
Questo è il suo ventesimo libro.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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