La danza dei veleni, di Patrizia Rinaldi

La danza dei veleni, di Patrizia Rinaldi

La danza dei veleni, di Patrizia Rinaldi

Cosa collega il traffico illegale di animali e una morte causata da un raro e velenosissimo ragno?

Napoli. Blanca Occhiuzzi è una detective dal fiuto particolarmente fine, ed è a questa risorsa che si aggrappa ogni volta che si trova a indagare su casi complessi. Perché Blanca è ipovedente, e nel tempo ha imparato ad affinare i sensi che normalmente la maggior parte delle persone trascura. Lei riesce a sentire tutto quello che non può vedere: l’olfatto e l’udito la guidano come gli occhi non sanno fare.

E infatti sente benissimo l’odore acre del cane che Ninì, sua figlia adottiva, porta a casa in fin di vita; viene a sapere che Ninì lo ha raccolto dopo averlo visto volare dalla cabina di un camion dritto sull’asfalto di una piazzola di servizio. Blanca pensa che quel cane abbia addosso l’odore della morte e di molti problemi, le sembra dunque più che logico chiamarlo Guaio.

La detective non si fa illusioni sulle possibilità di sopravvivenza del cane, ma in lui riconosce l’attaccamento feroce alla vita che forse è un po’ anche il suo, e consente dunque che la figlia e l’amico Sergio lo affidino alle cure di due veterinari molto conosciuti in città perché militanti nella lotta al contrabbando di animali.

La danza dei veleni

Mentre Guaio lotta per sopravvivere, i due veterinari muoiono ammazzati, e sul caso indaga proprio Blanca insieme ai suoi colleghi.

Appare subito evidente che dietro a questo duplice omicidio vivano traffici illegali, grosse somme di denaro che circolano, potere da spartire, potere da afferrare. La squadra a tratti sembra affondare in un terreno nel quale i buoni e i cattivi convivono in un mondo dove nulla è certo e dove tutto rischia di precipitare nel caos. Trovare un appiglio sicuro è difficile e la morte di una donna, titolare di un negozio di animali, a causa del morso di un ragno molto raro e velenosissimo, complica ancora di più la situazione.

I casi sono collegati? Se sì, chi è coinvolto in questo disegno?

L’unica certezza è che dietro a questa strategia della morte ci siano uomini che hanno il potere di spargere il loro veleno anche dove non ci si immagina potrebbe arrivare.

La danza dei veleni è un noir ricco di storie che si intrecciano e che prendono forma grazie a dialoghi serrati, pungenti, accattivanti. L’umanità descritta da Patrizia Rinaldi è pregna di vita, e anche quando le azioni e i pensieri si fanno terribili la sensazione è che ciò che viene raccontato sia così reale da poterlo toccare.

Ho scoperto il personaggio seriale di Blanca Occhiuzzi solo di recente, e mi sono bastate poche righe per innamorarmene perdutamente; la sua forza e la sua vanità, che esce solo a tratti ma è irresistibile, ne fanno un personaggio straordinario.

Rinaldi, Patrizia, La danza dei veleni, edizioni e/o, 2019, collana Dal mondo, pp. 224, euro 16,50

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale. Ha partecipato per diversi anni a progetti letterari presso l’Istituto penale minorile di Nisida. Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Mi­glior Scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La compagnia dei soli, illustrato da Marco Paci, (Sin­nos 2017), vincitore del Premio An­der­sen Miglior Fumetto 2017, Un grande spet­tacolo (Lapis 2017), Federico il pazzo, vincitore del premio Leggimi Forte 2015 e finalista al pre­mio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Mare giallo (Sinnos 2012), Rock senti­men­tale (El 2011), Piano Forte(Sinnos 2009). Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, nu­mero imperfetto (tradotto negli Stati Uni­ti e in Germania), BlancaRosso caldoMa già prima di giugno (Premio Alghero 2015) e La figlia maschio(2017).

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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