La donna di Gilles, di Madeleine Bourdouxhe

La donna di Gilles di Madeleine Bourdouxhe

La donna di Gilles è il romanzo d’esordio di Madeleine Bourdouxhe, pubblicato nel 1937 con la casa editrice Gallimard.
Ho scoperto questa autrice grazie alla recente pubblicazione, da parte di Adelphi, di Marie aspetta Marie, un libro che ho amato fin dalle prime pagine e che mi ha fatto desiderare di conoscere meglio la produzione della scrittrice belga.
Diceva Francis Scott Fitzgerald, nato peraltro solo pochi anni prima della Bourdouxhe, che la parte più bella della letteratura risiedesse nello “scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno”.
Leggere La donna di Gilles mi ha fatto provare esattamente questa sensazione di pienezza e, mi azzardo a dire, di casa.

La donna di Gilles

Élisa è una giovane donna che trova la sua dimensione solo nella totale abnegazione nei confronti del marito Gilles, che ama di un amore totale, devoto, doloroso.
Nemmeno l’essere madre la soddisfa quanto essere moglie, ed è nell’attesa del suo uomo che trova il massimo piacere: nel sapere che ogni giorno, quando tornerà dal lavoro, lui sarà ancora una volta suo.

Prima metà del Novecento. Élisa e Gilles vivono nella periferia belga, in un paese alle porte di una città che pur non venendo mai nominata, viene riconosciuta dalla critica in Liegi.
Operaio lui, casalinga lei, vivono una vita scandita dai ritmi della terra e dei turni in fabbrica, in un rassicurante moto perpetuo che viene però improvvisamente interrotto da una vampata di desiderio.
Perché il “desiderio nasce così, da un niente”, e Gilles lo scopre sulla sua pelle, quando viene sedotto da un semplice gesto di Victorine, sorella di Élisa, che in breve tempo diventa la sua amante.

Élisa impiega poco tempo a capire che tra il marito e la sorella c’è una relazione, e il passaggio dal dubbio alla presa di coscienza, che corrisponde a uno dei momenti più densi e drammatici del testo, è quello che determina la sua svolta da donna supplichevole a donna determinata a salvare il suo matrimonio.
Il momento in cui Élisa riesce ad ammettere a sé stessa la realtà del tradimento, il suo personaggio acquisisce rotondità, assume una dimensione piena che rivela un lato complesso della sua personalità. Non soccombe al dolore ma cerca di sfidarlo sul suo stesso campo, e invece di invocare la pietà del marito, dal quale aspetta il terzo figlio, gli confessa di essere a conoscenza della relazione, e vedendolo soffrire perché la sorella si è nel frattempo innamorata di un altro uomo, diventa sua confidente e consigliera, sperando che questo comportamento possa risvegliare in lui l’amore sopito.

La donna di Gilles, di Madeleine Bourdouxhe, è romanzo breve segnato da tappe che determinano punti di non ritorno, costruito intorno a pochi personaggi e a luoghi che diventano subito familiari, confezionato con cura e grande attenzione all’uso delle parole, che sembrano trovare sempre una dimensione di grande agio.
L’impostazione de La donna di Gilles ricorda alla tragedia greca nella misura in cui parola e rappresentazione si fondono fino a diventare dramma, e leggere questo libro significa essere spettatori di una rappresentazione che, nel suo disperato finale, lascia senza fiato.

Bourdouxhe, Madeleine, La donna di Gilles, Adelphi, traduzione di Graziella Cillario, pp. 148, euro 14,00

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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