La linea del sangue, di Jesmyn Ward

La linea del sangue, di Jesmyn Ward

La linea del sangue, di Jesmyn Ward

Con La linea del sangue torno nel bayou per l’ultima volta, e già ne sento la mancanza. Il romanzo di Jesmyn Ward, che insieme a Salvare le ossa e a Canta, spirito, canta, compone la trilogia di Bois Sauvage, è in libreria per NN Editore e mantiene le aspettative.

Primo romanzo della trilogia in ordine di scrittura, ma ultimo a essere pubblicato in Italia, La linea del sangue – il cui titolo inglese, Where the line bleeds, produce a mio parere un suono dolcissimo – racconta il segmento di una famiglia segnata dall’abbandono e dalla fatica, ma anche stretta in un legame fortissimo.

Christophe e Joshua sono gemelli e vivono a Bois Sauvage insieme a Ma-mee, l’adorata nonna che li cresce da quando la loro madre, sua figlia, ha deciso di abbandonare la cittadina per trasferirsi ad Atlanta. Del padre tossicodipendente, i ragazzi hanno poche e confuse notizie.

La linea del sangue

Per Christophe e Joshua è un giorno importante: stanno per diplomarsi e diventare finalmente uomini. Entrambi nutrono il desiderio di trovare un lavoro per poter provvedere a Ma-Mee che è sempre più anziana e affaticata; è la nonna il loro primo pensiero, la nonna che è stata madre e padre, che li ha sfamati, curati, accuditi senza mai un cedimento o un pentimento per aver scelto di crescere quei ragazzi che hanno le sue stesse radici e che rappresentano l’ultimo legame rimasto con la figlia.

I sogni dei gemelli però si infrangono presto contro la realtà: Joshua trova un lavoro e un amore, mentre Christophe, senza impiego, precipita in uno stato di sconforto che lo spinge a iniziare a spacciare droga.
Il disappunto di Joshua nei confronti di Cristophe cresce sempre di più, e genera attriti che si ripercuotono anche sulla vita in famiglia, appesantita dall’arrivo in città di Cille, la loro madre, che invece di potare gioia esaspera una situazione già compromessa.

Quando la tensione sembra aver raggiunto l’apice ricompare anche Sandman, il padre dei ragazzi. E tutto precipita.

Ancora una volta la scrittura di Jesmyn Ward colpisce per la sua verità. Le sue storie che sembrano così lontane raccontano in realtà le passioni umane che tutti, in diverse declinazioni, viviamo. Per ragioni affettive mi commuove sempre la gentilezza con la quale esplora la relazione tra i nonni e i nipoti – espressa ai massimi livelli in Canta, spirito, canta – , restituendo a questi rapporti la purezza e lo splendore che meritano. La linea del sangue significa forse questo, sopravvivere alla durezza della vita in nome di qualcosa di più profondo, e grande. Spezza il cuore, Jesmyn Ward, ma indica anche la via per ricostruirlo in un modo più sano.

Ward, Jesmyn, La linea del sangue, NN Editore, traduzione di Monica Pareschi, 2020, pp. 320, euro 19,00

Jesmyn Ward è una scrittrice statunitense. Vive in Mississippi, dove insegna scrittura creativa alla Tulane University. Con il suo romanzo Salvare le ossa ha vinto il National Book Award nel 2011, e il suo memoir Men We Reaped è stato finalista al National Book Critics Circle Award. Con il suo ultimo romanzo, Sing, Unburied, Sing, Jesmyn Ward ha vinto il National Book Award per la seconda volta, prima donna dopo scrittori come William Faulkner, John Cheever, Bernard Malamud, Philip Roth, John Updike. 

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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