La regola del lupo, di Franco Vanni

La regola del lupo, di Franco Vanni

La regola del lupo, di Franco Vanni

Un enigma della camera chiusa che profuma di classico, il giallo di Franco Vanni.

La regola del lupo, in libreria per Baldini+Castoldi, affascina già dalle prime pagine per il rimando a certe storie di Poe – I delitti della Rue Morgue – e della Christie – Dieci piccoli indiani -, tra i primi autori a sperimentare questo genere narrativo che punta a capire come il delitto sia stato commesso, più che a scoprirne il responsabile.

A caratterizzare queste vicende è il fatto che l’omicidio avvenga in una condizione dalla quale non si possa fuggire, come una stanza chiusa dall’interno per l’appunto, in circostanze che sembrano non spiegabili razionalmente e portando il lettore stesso a formulare le più svariate ipotesi.

Franco Vanni strizza l’occhio al genere e lo amplia, portando la sua storia sul lago di Como, al largo di Pescallo, un borgo poco distante da Bellagio.

È lì che una mattina, prono sul tender agganciato alla sua barca, viene trovato il corpo senza vita dell’imprenditore milanese Filippo Corti. È lì che solo pochi attimi prima si sono sentiti esplodere due colpi di pistola.

A bordo della barca ci sono Andrea, Marco e Priscilla, i più cari amici di Filippo che si erano riuniti proprio per festeggiare il suo quarantesimo compleanno.

Chi dei tre ha sparato all’imprenditore? 

Sul caso indaga il retto maresciallo dei carabinieri Salvatore Cinà, ormai prossimo alla pensione, ma la notizia dell’omicidio giunge fino a Milano, città natale della vittima.

La regola del lupo

A Milano, nella stanza 301 dell’hotel Villa Garibaldi, vive il ventisettenne Steno Molteni, cronista del settimanale La Notte che con Bellagio ha un filo diretto essendo nato lì ed essendo il più caro amico di Scimmia, il figlio poliziotto del maresciallo Cinà.

Sono passati pochi mesi da quando Steno si è occupato della morte violenta di Kellan Armstrong, il figlio del console americano in carica nel capoluogo lombardo, ma per lui è già tempo di affrontare un nuovo intricato caso professionale.

Le piste da seguire sono due: quella bellagina battuta da Cinà e quella milanese condotta da Molteni. Entrambe fanno emergere dal passato dei fatti che rendono sempre più complessa la risoluzione di un caso in cui tutti i sospettati sembrano allo stesso tempo innocenti e colpevoli.

La regola del lupo è un giallo nel quale tutti gli elementi del genere si mescolano a un mirabile approfondimento psicologico. Steno Molteni è ufficialmente un personaggio seriale entrato nel cuore dei lettori; lo si vede maturare senza rinunciare alla leggerezza che lo contraddistingue, e che lo fa amare. Insieme a lui si ritrovano altri amici conosciuti ne Il caso Kellan, come il prezioso Alberto e l’incantevole Sabine. Tutti insieme sono una famiglia, sgangherata, ma una famiglia.

Bentornato Steno, ci mancavi.

Vanni, Franco, La regola del lupo, Baldini+Castoldi, 2019, pp. 288, euro 17,00

Franco Vanni è nato a Milano nel 1982. Cronista al quotidiano «la Repubblica», ha seguito centinaia di casi di cronaca nera e giudiziaria. È docente al master in Giornalismo dell’Università Cattolica. Insegna all’Accademia del giallo. Con tre amici cura il blog di pesca anonimacucchiaino. it. Nel 2015 ha pubblicato Il clima ideale, suo primo romanzo, premiato come migliore esordio italiano alla trentesima edizione del Festival du Premier Roman de Chambéry. Nel 2017, con Andrea Greco, ha scritto il saggio d’inchiesta Banche impopolari. Nel 2018 ha pubblicato per Baldini+Castoldi il giallo Il caso Kellan, in cui compare per la prima volta come protagonista il giornalista-investigatore Steno Molteni. La regola del lupo è il suo nuovo romanzo.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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