Le otto montagne, di Paolo Cognetti

Le otto montagne, di Paolo Cognetti

Le otto montagne, di Paolo Cognetti

La quarta di copertina non mi aveva convinto. Una storia di montagna? No, grazie. Ho voglia di onde, orizzonti aperti, spazi liberi.

Quella de Le otto montagne, di Paolo Cognetti, è stata una lettura casuale.
Il libro era piaciuto a tanti che leggono cose che piacciono anche a me, ma ci sono dovuta inciampare a casa di mia madre per decidere di sfogliarlo e scoprire che su quei sentieri, tra le ombre disegnate dalle cime, mi sarei sentita al sicuro.

La trama è semplice: un ragazzino di città, Pietro, che è anche la voce narrante, viene trascinato dai genitori in villeggiatura in un borgo sperduto che si trova ai piedi del Monte Rosa, dove fa amicizia con un coetaneo del posto, Bruno.
Anno dopo anno quel borgo, Grana, diventa la quinta della loro crescita, fatta di esplorazioni di case abbandonate, sentieri impervi e torrenti spaventosi, e poi di ambizioni diverse, strade che sembrano dividersi, sentimenti che nascono, altri che muoiono. E diventa testimone del cambiamento del rapporto tra Pietro e suo padre, che alla montagna ha affidato un grande dolore da custodire.
Un romanzo di formazione? Anche. Eppure mai come in questo caso, le classificazioni perdono significato.

Le otto montagne è ambientato in uno spazio fisico preciso, dal quale non si può prescindere e al quale la trama riporta in continuazione, ma io penso che parli soprattutto del concetto di aver cura.
Aver cura di un amico, di un genitore, di ciò che si prova, di ciò che si ama e anche di quello che si teme.
Aver cura di un sentimento, di una sensazione, di un pensiero lontano. E intanto crescere, e intanto invecchiare capendo molte cose, lasciandone indietro molte altre.
Cura che diventa cultura, sicurezza, forza.

Un testo pieno, rotondo, denso di significato nel quale le cose non scritte hanno la stessa grande intensità di quelle raccontate. Un testo che si è anche, meritatamente, aggiudicato il premio Strega 2017.

Una storia di montagna? Sì, grazie.

Cognetti, Paolo, Le otto montagne, Einaudi, pp. 208, euro 18,50

 

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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