L'emporio dei piccoli miracoli, di Keigo Higashino

L’emporio dei piccoli miracoli, di Keigo Higashino

L'emporio dei piccoli miracoli, di Keigo HigashinoGiappone, seconda decade del XXI secolo. Tre giovani ladruncoli sono in fuga dopo aver compiuto un furto in un’abitazione, ma l’auto sulla quale viaggiano si rompe e li costringe a una sosta in piena notte.

Trovandosi a pochi chilometri dal luogo della rapina, decidono di abbandonare la macchina sul ciglio della strada e di avventurarsi nella campagna circostante per cercare riparo in un luogo conosciuto da uno di loro.

È così che il trio sgangherato, con l’intento di passarci la notte, entra nell’ormai da tempo abbandonato emporio Namiya, un luogo che, scoprono da alcuni vecchi ritagli di giornale abbandonati, è un po’ magico. Era prassi infatti, nel passato, che in modo anonimo le persone inviassero al proprietario delle lettere con richiesta di consigli, e che lui le restituisse fornendo il suo punto di vista.

L’alba si fa attendere per un tempo fin troppo lungo, e proprio quando il sonno sembra vincere sulla paura di essere scoperti, un rumore attira l’attenzione dei ragazzi che, con circospezione, cercano di capire quale sia l’origine di quel suono.

La sorpresa, quando scoprono che quel rumore sordo proviene da una lettera imbucata nella serranda, è grande.

Chi mai può aver scritto – di nuovo -, una lettera indirizzata all’emporio? Non c’è affrancatura, ed è scritta a mano.

Senta esitazione la busta viene aperta, e il contenuto letto. A scriverla è una ragazza che chiede aiuto per una questione personale molto delicata. I tre, dopo un attimo di tentennamento, si consultano e decidono di rispondere vestendo i panni del vecchio commerciante.

La risposta viene inserita nel cassetta del latte e tutti pensano che la cosa sia chiusa lì.

Si sbagliano, perché dopo qualche istante giunge la controreplica, sempre sotto forma di lettera, sempre infilata nella serranda e sempre scritta a mano.

Sono passati pochi istanti, e fuori – ne sono certi -, non c’è nessuno. Che accade? Accade che i malviventi da strapazzo si accorgono ben presto che quella lettera, la prima di una lunga serie, arriva da qualcuno che non vive nel presente, ma nel passato.

In un’unica notte le richieste di aiuto che arrivano sono molte, e di stampo diverso l’una dall’altra. Inizialmente attoniti, i tre scelgono di rispondere a ogni domanda dando ascolto forse per la prima volta nella loro vita, a un barlume di coscienza che sembra essere rimasto nel loro cuore.

Si evince dall’inizio del libro che in qualche modo le storie di chi chiede aiuto si intrecceranno tra loro, e lo faranno regalando a chi legge una profonda, bella commozione.

“Il legame tra una persona e l’altra non si spezza per qualche motivo concreto. Anche se in apparenza può sembrare così, accade perché qualcosa dentro di sé si è spezzato e si cerca poi di trovare forzatamente un pretesto. Se i cuori non si sono allontanati, quando accade qualcosa che potrebbe spezzare il legame qualcuno si adopera per ripararlo. Se non lo si fa è perché il legame si è già rotto”.

L’emporio dei piccoli miracoli è un libro delicato, tenero, e intriso di saggezza come vuole la più consolidata tradizione giapponese. È una bellissima metafora su come il bene viaggi in circolo, e torni a chi lo ha donato, se viene donato col cuore.

Keigo Higashino è uno scrittore da milioni di copie, famoso soprattutto per i suoi noir. Anche la storia de L’emporio dei piccoli miracoli, in libreria da oggi per Sperling&Kupfer, ha di base un alone di mistero, ma sarebbe ingiusto chiuderla in un genere, perché la meraviglia di questo libro sta proprio nel lasciarsi trasportare da un racconto a tratti fantastico, che però si cala alla perfezione nella vita di tutti i giorni.

Higashino, Keigo, L’emporio dei piccoli miracoli, Sperling&Kupfer, traduzione di Stefano Romagnoli, 2018, pp. 340, euro 18,50

Keigo Higashino è uno dei più noti scrittori giapponesi, pubblicato in 14 Paesi. È autore bestseller di romanzi. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, e da molte delle sue opere sono stati tratti film e serie tv di grande successo.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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