Lo stato dell'unione, di Nick Hornby

Lo stato dell’unione, di Nick Hornby

Lo stato dell'unione, di Nick Hornby

Rob Fleming è uno dei personaggi che più ha segnato la mia storia di lettrice.
Per chi non lo conoscesse – ma davvero qualcuno non lo conosce? – Rob Fleming è un trentacinquenne proprietario di un negozio di dischi a Londra che, appena mollato dalla sua fidanzata, riempie le giornate interrogandosi sui grandi quesiti della vita e stilando top five rispetto a qualunque argomento.
Rob è il protagonista di Alta fedeltà, il libro di Nick Hornby che per noi ragazze degli anni Novanta è stato iconico.
Io amo Nick Hornby incondizionatamente, e quando lui scrive io leggo. Sempre.
Lo stato dell’unione è il suo nuovo romanzo, ed è un testo teatrale fatto e finito. Centocinquanta pagine fitte di dialoghi tra marito e moglie quarantenni che a causa di una crisi matrimoniale dovuta a un tradimento, decidono di andare da una consulente.
Il libro racconta i loro appuntamenti pre seduta, che avvengono sempre nel solito bar e che sono l’occasione di scavare nella loro vita tra desideri, sconfitte e conquiste.

Lo stato dell’unione

Louise e Tom, gerontologa e in carriera lei e critico musicale disoccupato lui. La loro è una coppia che somiglia a tutte le altre coppie del mondo ma che come tutte le altre coppie del mondo conserva delle unicità che la rendono forse non speciale, ma decisamente attraente agli occhi di chi ne legge la quotidianità.

Il bar che li ospita prima delle sedute diventa la zona franca dove i coniugi, che vivono momentaneamente separati, riescono a confrontarsi a schema libero sulla condizione che li ha portati a dividersi e sulla visione della vita.

I dialoghi serrati li mostrano in perfetta sintonia o distanti anni luce. Come accade a tutti? Sì, certo, ma loro hanno la fortuna di essere raccontati da un’autore brillante come pochi. L’ironia con la quale Hornby racconta le sfumature della vita non delude, e io continuo a farmi una domanda: quell’uomo seduto al bar di fronte alla moglie, sarà Rob Fleming?

Hornby, Nick, Lo stato dell’unione, Guanda, 2019, traduzione di Elettra Caporello, pp. 145, euro 16,00

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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