Lungo petalo di mare, di Isabel Allende

Lungo petalo di mare, di Isabel Allende

Lungo petalo di mare, di Isabel Allende

Erano anni che non leggevo un libro di Isabel Allende. Ammaliata da La casa degli spiriti, commossa da Paula e turbata da Eva Luna, per un lungo periodo ho avuto un pregiudizio nei confronti della scrittrice cilena, immaginando che la continua produzione di opere nascondesse un approccio legato più al marketing che a reali contenuti da condividere.

Che brutta cosa i pregiudizi, e che errore assecondarli. Per ironia della sorte, ho lasciato che questa forma di preclusione che detesto nei confronti degli esseri umani, entrasse invece nel mio rapporto coi libri, e non so, non ancora, se tutti i romanzi che non ho letto della Allende siano validi, ma quello che sento di affermare con certezza è che se una persona ha qualcosa da dire, e sa come comunicarla, non c’è limite alle parole, alle pagine, e alle copertine che possono dar forma a quel qualcosa.

Questo concetto mi si è chiarito qualche giorno fa, quando ho avuto il privilegio di incontrare Isabel Allende a Milano, in occasione della presentazione del suo nuovo romanzo, Lungo petalo di mare, in libreria per Feltrinelli. Sono bastate poche sue parole per farmi comprendere quanta lucidità, consapevolezza e cultura – con un’aggiunta importante di sana ironia – abitino nella scrittrice.

Lungo petalo di mare

Il romanzo è ambientato durante la Guerra civile spagnola, in un momento dunque di grande cambiamento politico, economico e ancor più sociale, attraverso il quale ci accompagnano Victor e Roser, studente di medicina lui, talentuosa pianista lei, che per le circostanze della vita si trovano a scappare insieme da Barcellona per raggiungere il Cile, insieme a migliaia di altri profughi.

Non sono fidanzati né amanti, ma i due giovani contraggono matrimonio per ottenere i requisiti per imbarcarsi sul Winnipeg, il piroscafo noleggiato dal poeta Pablo Neruda per portare in salvo gli spagnoli dalla dittatura conservatrice di Franco, che stava devastando la popolazione repubblicana.

Il viaggio verso il Cile è fatto di speranza e terrore, ma sopra ogni altra cosa è un racconto di umanità. Una storia di rifugiati? Forse sì, ma mi piace di più pensarla come una storia di persone che scelgono di non soccombere, e che hanno fiducia nelle altre persone anche quando si sentono tradite nell’intimità da chi avrebbe dovuto proteggerle.

Le vicende di Victor e Roser superano l’oceano e approdano nel lungo petalo di mare, così lo aveva definito proprio il poeta Neruda, dove vivono l’esperienza di una nuova dittatura, quella di Pinochet.

La loro storia è la storia di un’umanità che ciclicamente si trova a rivivere le stesse drammatiche condizioni. Allende racconta una vicenda che facilmente potrebbe essere traslata ai giorni nostri.

Quel giorno d’estate a Bordeaux, il 4 agosto del 1939, sarebbe rimasto impresso nella memoria di Victor Dalmau, di Roser Bruguera e degli oltre duemila spagnoli che partivano per quel paese bislungo del Sudamerica, aggrappato alle montagne per non cadere nel mare, del quale non sapevano nulla. […] Continuavano ad arrivare treni, camion e altri mezzi stipati di persone, la gran parte uscita direttamente dai campi di concentramento.

Lungo petalo di mare è certamente un romanzo storico, che strizza però anche l’occhio, in modo molto sottile, a un certo realismo magico caro alla Allende. La storia è l’occasione di riscoprire attraverso una scrittura piena, toccante e dura allo stesso tempo, degli avvenimenti che hanno segnato il secolo scorso, e di comprendere meglio cosa significasse in quegli anni (solo in quelli?) parlare di lotte di classe, di emancipazione femminile, di solidarietà. È anche una grande storia d’amore nella quale il sentimento si eleva fino a raggiungere punte di commovente nobiltà, e un monito che spinge a riflettere sul senso dell’etica, e del vivere comune.

Bellissimo.

Isabel Allende è una scrittrice e giornalista cilena. Dopo aver terminato gli studi a Santiago del Cile, lavora dapprima per la FAO, quindi si dedica a un giornalismo impegnato, scrivendo anche per il cinema e la televisione. Nipote di Salvador Allende, vive in esilio dal 1973, anno del golpe organizzato dal generale Augusto Pinochet Ugarte, al 1988, anno della caduta di Pinochet.
In esilio scrive il primo romanzo, La casa degli spiriti (1982; ebbe una trasposizione cinematografica nel 1993).
Ha scritto romanzi basati sulle sue esperienze di vita, ma ha anche parlato delle vite di altre donne, unendo insieme mito e realismo. In Italia è pubblicata da Feltrinelli.
Tra le prime scrittrici latinoamericane a raggiungere fama mondiale, continua la sua esplorazione del tema politico e di quello personale nei due romanzi successivi – D’amore e ombra (1984) ed Eva Luna (1987) – e nella raccolta di novelle Eva Luna racconta (1992). Del 1992 è anche il romanzo Il piano infinito. Nel 1995 pubblica Paula. Tra gli altri romanzi ricordiamo Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1997), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), Il mio paese inventato (2002), La città delle bestie (2003), Il regno del drago d’oro (2003), La foresta dei pigmei (2004). ZorroL’inizio della leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Il gioco di Ripper (2013), L’amante giapponese (2016), Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di PaulaLa vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001), Amore (2013), un miscellanea delle più belle pagine della scrittrice sull’amore, e il sesso, i sentimenti.
E ancora ricordiamo: Oltre l’inverno (Feltrinelli 2017) e Lungo petalo di mare (Feltrinelli 2019) che racconta la storia del Winnipeg, una nave che ha portato in Cile 2200 rifugiati spagnoli che fuggivano dalle rappresaglie franchiste.
È una delle autrici latine di maggior successo, avendo dato alla letteratura sudamericana un contributo enorme; le sue opere sono tradotte in tutto il mondo. 

Allende, Isabel, Lungo petalo di mare, Feltrinelli, 2019, traduzione di Elena Liverani, pp. 352, euro 19,50

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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