Microcinici, di Bussoletti

La copertina* di un libro non è per me un elemento dirimente nella scelta della lettura. O meglio, non lo è in senso negativo, ovvero non è certo per una faccia che non mi piace che decido di escludere un testo.

È invece vero il contrario: se una copertina è molto bella, è molto probabile che mi incuriosisca sapere cosa contiene. Nel caso di Microcinici è stato amore a prima vista:
Quando mi è stata proposta la lettura del libro di Bussoletti, in libreria per Round Robin, ho pensato fosse un libro bellissimo – so che l’uso del superlativo quando si parla di libri è un rischio, ma tant’è -, con un titolo accattivante.

Giusta intuizione? Sì.

Microcinici è una raccolta di racconti che però a me fanno pensare più alla rappresentazione grafica di mappe mentali. Trentuno storie brevi che liberano l’inconscio e gli danno la forma di personaggi, emozioni, suggestioni.

Microcinici

I temi che si incontrano sono tanti e diversi tra loro, ma alcuni si ripresentano più volte sotto diverse spoglie. Uno su tutti credo sia quello della malinconia, intesa a volte come rassegnazione, altre come il fil rouge che impedisce di staccarsi dal passato più o meno doloroso.

La scrittura è veloce e tagliente, le storie arrivano dritte al punto e lasciano a volte sgomenti per la loro feroce veridicità. Che si tratti di un ragazzo che al telefono rassicura la madre sul proprio futuro un attimo prima di compiere un gesto drammatico, di un uomo che ha perso sé stesso o di un aspirante scrittore, i personaggi e le atmosfere trasudano un realismo che attrae e spaventa.

Microcinici è un’opera prima che non sembra un’opera prima ma che mi auguro essere la prima di molte opere.

Mi sono chiesta chi siano oggi i Microcinici, e mi sono detta che una risposta unica non ci può essere, perché tutti noi siamo a rischio (macro o micro) in questa vita.

“E adesso il tempo s’è stranamente guastato ma sarà solo una mia suggestione. Queste sono cose che accadono solo nei film e mai nella vita reale. Come le strampalate avventure amorose che ho vissuto sotto le luci di registi, talmente assurde da essere piccoli capolavori. Ci ridevo tanto quando te le raccontavo sottovoce per dirti che tuo papà doveva andare via, ma soltanto per un po’”.

*In copertina c’è SchoolGirl #01, l’opera di Max Ferrigno che rimanda tanto a un manga quanto a una delle scene più splatter di Kill Bill volume 1. – lo ammetto, ho amato alla follia il personaggio di O-Ren -, con un rimando all’età socratica che male non fa.

Bussoletti, Microcinici, Round Robin, 2018, pp. 162, euro 12,00

Bussoletti, al secolo Luca Bussoletti, nasce a Roma il 3 novembre 1976. Cantautore, speaker radiofonico e giornalista professionista, dopo la laurea in Scienze della Comunicazione inizia la sua poliedrica carriera artistica. Duetta con Dario Fo in un disco allegato a Il Fatto Quotidiano e si aggiudica diversi premi di settore tra cui il Lunezia, il Donida e “Arte e diritti umani Amnesty”. Ora vive tra concerti in giro per l’Italia, dirette on air e collaborazioni con diverse testate. Questo è il suo esordio nella narrativa. Fa parte della Nazionale Cantanti.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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