Nulla si perde, di Chloé Mehdi

Nulla si perde, di Chloé Mehdi

Nulla si perde, di Chloé Mehdi

In libreria dallo scorso 14 ottobre per Edizioni e/o, Nulla si perde è il secondo romanzo della scrittrice francese Cholé Mehdi.

Mattia ha solo undici anni ma la vita l’ha già messo a dura prova, e più di una volta. Orfano di padre e abbandonato dalla madre, incapace di occuparsi della sua crescita, vive insieme al suo tutore e alla fidanzata di lui. Zé, il tutore, e Gabrielle, la fidanzata, sono molto lontani dall’incarnare la famiglia dell’anno. Lui ha alle spalle un episodio luttuoso forse impossibile da superare, lei ha istinti suicidi.

E Mattia non se la cava meglio; a scuola le cose non girano per il verso giusto, non ha amici e non vede la madre biologica da molto tempo. Sta bene con Zé, che lavora di notte come guardiano pur di poter seguire il ragazzo di giorno, ed è affezionato ai silenzi di Gabrielle, ma non basta. Non basta perché c’è un richiamo forte, che lo riporta in continuazione alla sua vita di prima, quando viveva coi genitori, prima della morte di Said.

Nulla si perde

Si chiamava Said. Aveva quindici anni, è morto proprio a due passi dal centro sociale. Un semplice controllo documenti che degenera, come capita troppo spesso.

Sono passati tanti anni dalla morte di Said a Les Verrières, un quartiere difficile della città, ma la gente non ha dimenticato; il suo volto viene impresso sui muri della zona e a poco serve cancellarlo. Sulla vernice che copre nasce sempre un nuovo volto, un nuovo bisogno di tenere in vita quello che è successo. Gli abitanti della zona non hanno dubbi: la morte di Said è ascrivibile a un abuso di forza da parte della polizia, un abuso cui chi vive lì è abituato perché considerato feccia, discriminato per la professione religiosa e per la povertà in cui versa. Said è stato massacrato di botte, e nessuno è stato punito per questo. Non importa quanto tempo sia passato, il quartiere non dimentica, e resiste. La famiglia di Mattia è pesantemente implicata in questa vicenda, ed è dal giorno dell’omicidio che tutto ha inesorabilmente cominciato a cambiare. Prima c’erano una casa, dei genitori, dei fratelli. Ora c’è solitudine.

Mattia è piccolo, ma conosce il significato profondo della paura, l’ha vista in suo padre, in sua madre e nell’adorata sorella che da anni sembra fuggire da se stessa. La vede in Zé che arranca, in Gabrielle che vorrebbe andare via da questa vita, e la vede ogni notte quando un mostro sembra impadronirsi di lui impedendogli quasi di respirare.

Nulla si perde è una storia che racconta il dolore senza filtri, e che mette in evidenza la questione delicatissima del rapporto tra le forze dell’ordine e le minoranze. Choé Mehdi sembra indirizzare il lettore verso le responsabilità della polizia nella morte di Said, ma si cadrebbe in errore immaginando di trovarsi di fronte a un testo di parte. Quello che ho trovato importante, e grande in questo libro, è la continua spinta alla riflessione, a cercare punti di vista diversi da quello che si potrebbe pensare l’unico, a pensare sempre. E ancora un’infinita tenerezza nel dare a un bambino il compito di reggere le sorti di un mondo in cui gli adulti sono così spaventati da non rendersi conto di quanto sia facile, a volte, perdersi.

Mehdi, Chloé, Nulla si perde, Edizioni e/o, 2020, traduzione di Giovanni Zucca, pp. 285, euro 18,00.

Chloé Mehdi, nata nel 1992 nella zona di Lione, con Monstres en cavale che ha ottenuto il prix de Beaune 2014. Con Nulla si perde l’autrice ha inanellato una serie di riconoscimenti tra cui il premio Étudiant du polar 2016, il Dora Suarez 2017, il premio Mystère de la critique 2017, il premio Blues & Polar, il premio Mille et Une feuilles Noires.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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