Persone che potresti conoscere, di Joann Sfar

Persone che potresti conoscere, di Joann Sfar

Un romanzo che vira verso l’autofiction, presentato come un monologo.

Ho iniziato a leggere il libro chiedendomi quando, e se, il groviglio di fatti, idee, suggestioni e ricordi si sarebbe sciolto dando avvio alla trama vera e propria. Avevo l’impressione di essere entrata in un vortice infinito di preamboli e non avevo capito che invece la storia era già lì, ed era potente.

L’auore è – tra le altre cose -, un illustratore, e Persone che potresti conoscere (Edizioni Clichy), rispecchia la sua attitudine a dare valore a ogni piccolo particolare possa servire a realizzare un quadro generale preciso di ciò che si vuole mostrare.

Joann Sfar ricorda nello stile di scrittura quello che Georges Seurat faceva in pittura col pointillisme: come la scomposizione iniziale del colore in piccoli punti dava all’opera finale un senso definitivo, così il complesso degli intermezzi narrativi crea una narrazione compiuta e convincente.

Persone che potresti conoscere

Il titolo rimanda alla famosa funzione che Facebook utilizza per suggerire amicizie ai propri utenti. Chiunque utilizzi il social network avrà usufruito almeno una volta di questa possibilità, così come fa il protagonista del libro, che si chiama come l’autore, quando decide di conoscere virtualmente Lili, una giovane donna dalla quale si sente molto attratto.

Lili è israeliana – e per un ebreo francese sarebbe già condizione sufficiente ad avviare le pratiche di matrimonio -, è conturbante e soprattutto assomiglia alla di lui madre, morta prematuramente in circostanze non del tutto chiare. Non serve scomodare Freud per capire che lo stato emotivo di Joann non sia dei migliori, e infatti in Lili vede la proiezione di una persona che potrebbe riempire il vuoto lasciato dalla mamma, e fargli inoltre dimenticare l’orrenda donna con la quale ha una relazione ma che, a sua volta, è molto sposata con un altro uomo.

Con la benedizione della scienza psicologica da lui stesso rivisitata, inizia questa frequentazione a distanza che però risulta faticosa fin dall’inizio: Lili ha un carattere complesso e non è facile gestire il suo umore ballerino. Joann ha bisogno di stabilità e di riempire il vuoto che sente crescergli dentro, e per questo compra un cane.

No, non un cane da salotto, uno di quelli da grattini dietro le orecchie mentre si guarda la televisione comodamente sdraiati sul divano. No, lui compra Marvin, un bull terrier che va ad aggiungersi ai gatti che già possiede, dando seguito all’innata predisposizione di cercare di unire elementi che per loro natura si respingono.

Persone che potresti conoscere

Cane e gatto, Joann e Lili. L’universo del protagonista trasuda entropia, e forse in questa abitudine a vivere nel caos, timoroso di ascoltare voci che lo metterebbero davvero a confronto con il suo io, sta il bisogno di circondarsi di situazioni intricate sì, ma che hanno il potere di trascinare il suo pensiero lontano da zone di pericolo.

“Lili è un’anomalia del mondo immaginario. Marvin è uno strappo nel mondo reale. Morde molto. Scatta in crisi di pazzia. […] Sono stato prigionieri di Lili e Marvin per mesi. Continuamente. Si sarebbe potuto risolvere in un attimo per il cane come per Lili”.

Persone che potresti conoscere, certo, e se invece la sfida fosse quella di conosce noi stessi, che sempre di più sembriamo aver abbandonato il contatto con la nostra parte più vera a favore di una realtà filtrata?

È una supposizione, naturalmente, ma la domanda è d’obbligo.

Sfar, Joann, Persone che potresti conoscere, Edizioni Clichy, traduzione di
Tommaso Gurrieri, 2019, pp. 270, euro 17,00

Joann Sfar nasce nel 1971. Dai suoi primi passi nel mondo della «bande dessinée», si afferma subito come uno degli esponenti di spicco di quella nuova generazione di autori nata nel 1990. Nella sua prolifica carriera ha pubblicato più di cento albi di cui è sia illustratore sia sceneggiatore. Le sue graphic novel sono pubblicate con successo in Italia dalle maggiori case editrici del settore come Rizzoli Lizard, Coconino Press, Bao Publishing, Orecchio acerbo.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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