Pulvis et umbra, di Antonio Manzini

Pulvis et umbra, di Antonio Manzini

Pulvis et umbra, di Antonio Manzini

Esce oggi per Sellerio il nuovo attesissimo romanzo di Antonio Manzini, il settimo della serie dedicata a Rocco Schiavone.

Si intitola Pulvis et umbra, e leggerlo è come tornare a casa.

È notte quando Enzo Baiocchi entra nell’appartamento di Schiavone, in rue Piave, e spara a bruciapelo sul corpo che intravede steso sul letto, nell’ombra.
Quel corpo però non è del vicequestore, col quale il latitante ha un conto in sospeso da anni, ma appartiene ad Adele, la compagna di Sebastiano, amico fraterno di Rocco, che muore all’istante.
Enzo Baiocchi scompare nel nulla, Rocco Schiavone sprofonda nel suo mondo popolato di fantasmi.

Lo avevamo lasciato così, in 7-7-2007, e ora lo rincontriamo provato dal dolore, forse troppo stanco, povero di illusioni.
Ma il vicequestore è ancora di stanza ad Aosta, e deve indagare sul ritrovamento del cadavere della transessuale Juana, il cui corpo viene restituito dalle acque della Dora.
Al suo fianco ritroviamo i fidati agenti Pierron e Casella, la vice-ispettirce Caterina Rispoli e i fratelli De Rege, anche conosciuti come agenti D’Intino e Deruta. A sorvegliare sull’operato di Schiavone, come sempre anche il questore Costa e il procuratore Baldi, che sempre più perplessità nutrono sui suoi metodi d’azione.
Le indagini si rivelano da subito molto complicate; dall’appartamento di Juana, che viene perquisito, sono spartiti tutti i mobili e gli oggetti personali, ma nessuno dei vicini sembra aver notato movimenti sospetti. Qualcuno l’ha ripulito, forse per nascondere qualcosa. Schiavone interroga gli altri inquilini, ma quello è un palazzo strano, lo capisce subito, aleggia un senso di omertà che lo turba.

Nel frattempo a Roma nessuno ha più notizie di Sebastiano, che gli amici immaginano essere sulle tracce di Enzo Baiocchi per perpetrare la sua vendetta privata, e viene ritrovato un altro cadavere con in tasca un foglietto che riporta un messaggio inquietante.

Si torna a casa, dunque, tra i luoghi che abbiamo imparato a conoscere attraverso lo sguardo di Schiavone. Abbiamo camminato anche noi sulle strade gelate inzuppando le Clarks, abbiamo giocato con Lupa, guardato le vette minacciose, bevuto il caffè di Ettore, aspettato di vedere Marina, compilato la classifica delle rotture di coglioni. Abbiamo anche noi, avuto bisogno di comprensione. E siamo ancora, sempre, qui a vegliarlo.

Pulvis et umbra è, a oggi, il romanzo più lungo che Manzini abbia scritto su Schiavone e l’impressione, leggendolo, è che si sia davvero preso tutto lo spazio necessario per andare a fondo di ogni dettaglio. Nulla è lasciato al caso, nulla è sospeso o trascurato in questo nuovo capitolo nel quale si intrecciano due storie complesse.  C’è il tempo, per chi legge, di accomodarsi nella dimensione disincantata ma anche ironica e a volte quasi tenera del vicequestore che, nonostante tutto, non ha perso il suo piglio.

Pulvis et umbra, polvere e ombra. Le ombre da inseguire, la polvere che a volte le inghiotte.

In libreria da oggi.

Manzini, Antonio, Pulvis et umbra, Sellerio, pp. 416, euro 15,00

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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