Quando eravamo eroi, di Silvio Muccino

Quando eravamo eroi, di Silvio Muccino

Quando eravamo eroi, di Silvio Muccino

Ho incontrato Quando eravamo eroi in un giorno di marzo, alla stazione Centrale di Milano.
Avevo un appuntamento con questo romanzo, ma ancora non lo sapevo. L’ho scoperto quando, in attesa di un amico, sono entrata in libreria e ho iniziato a sbirciare tra le pagine di un testo che mi incuriosiva per la copertina, sulla quale campeggiavano fieri tre bambini vestiti da supereroi.
Si dice che bastino trenta pagine per capire se un libro piaccia o meno, io ho deciso di comprarlo dopo venti.

Quando eravamo eroi

Nel titolo è racchiusa l’essenza del romanzo: l’uso del tempo imperfetto associato a un sostantivo che rimanda a qualcosa di prodigioso, suggerisce una trama che affonda le radici in un passato forse non ancora perduto.
Alex ha trentaquattro anni e da quindici non vede gli alieni, gli amici che ha abbandonato improvvisamente qualche giorno prima dell’esame di maturità. Da Amsterdam, dove vive, scrive loro una mail per invitarli a passare tre giorni nel suo casale in Umbria, quello che negli anni della loro amicizia è stato teatro di mille scorribande ma anche luogo nel quale trovare riparo da ciò che faceva paura.

“Non so come iniziare questa lettera che arriva con quindici anni di ritardo, se non in un modo: immaginate che questa sia la scena del film in cui il figliol prodigo torna a casa per comunicare alla sua famiglia che gli resta poco da vivere. Voi siete la famiglia a cui mi rivolgo e a cui chiedo solo ascolto”.
Sono Torquemada, Melzi, Eva e Rodolfo i destinatari di questa comunicazione. Torquemada che dopo aver scritto un libro di successo è caduto nell’oblio e si è risolto a vivere con la madre, Melzi che è ingabbiato in un matrimonio riparatore con Samantha, Eva che prende psicofarmaci per attivarsi e benzodiazepine per rilassarsi, Rodolfo che è diventato un imprenditore di successo lavorando nella ditta del padre col quale è da sempre in conflitto, e che sta insieme a Eva con la consapevolezza di essere il ripiego di Alex, che le aveva invaso il cuore fin dai tempi della scuola.
Eccoli, gli eroi incompiuti. Ragazzi che sono diventati adulti nonostante tutto, e che nonostante tutto, tra dubbi e speranze, scelgono di presentarsi all’appuntamento.
Sono molte le verità che gli alieni devono affrontare in quei tre giorni, e non hanno a che fare solo col rapporto spezzato con Alex. Ognuno di loro si trova a fare i conti con un passato che ha trascinato nel presente vuoti emotivi, ferite mal rimarginate, emozioni non confessate e scelte mancate.
Alex è il perno attorno al quale ruota tutto, ma solo in apparenza perché in poco tempo i ragazzi comprendono che colpevolizzarlo per gli anni di silenzio è un modo vigliacco per non guardare in faccia le proprie responsabilità, e proprio l’amico che sembrava perso, e che invece è ritrovato, li metterà di fronte, uno a uno, alle loro verità.
Quando eravamo eroi è una storia che si muove sul piano della nostalgia, intesa come il dolore del ritorno che lega al passato ma proietta inevitabilmente verso il futuro. Per chi è stato adolescente negli anni Novanta è anche una straordinaria danza sulla colonna sonora che fa da sfondo alle vicende di cinque amici che forse hanno smesso di essere eroi, ma sono diventati autentici.

È un libro per chi ha voglia di guardare la realtà con la meraviglia di un ragazzino e la forza di un adulto, quello di Silvio Muccino. Ho amato tanto la lievità e il coraggio di questa storia che supera la narrazione e scivola nella complessa realtà delle relazioni umane.

Muccino, Silvio, Quando eravamo eroi, La nave di Teseo, pp. 240, euro 17,00

Silvio Muccino, attore e regista, è nato a Roma. Alterna la sua carriera cinematografica a quella di scrittore. Insieme a Carla Vangelista ha scritto Parlami d’amore e Rivoluzione n. 9. Questo è il suo terzo romanzo, il suo esordio solista.

Share

Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *