Quattro piccole ostriche, di Andrea Purgatori

Quattro piccole ostriche, di Andrea Purgatori

Quattro piccole ostriche, di Andrea Purgatori

Quattro piccole ostriche è una spy story che torna a far parlare della caduta del muro di Berlino e della guerra fredda. In uscita oggi per HarperCollins, il romanzo segna l’esordio narrativo di Andrea Purgatori che, è evidente, padroneggia l’argomento alla perfezione.

Ambientata in un arco temporale che viaggia tra un vicinissimo futuro e il novembre del 1989, quando cadde l’antifaschistischer schutzwall, la storia è congegnata con la sapienza e la verosimiglianza che permettono al lettore di essere lì, sulla cortina di ferro di ieri e sul simbolo della libertà di oggi.

Wilhelm Lang, che un tempo si chiamava Markus Graf, riceve dalle mani del concierge del lussuoso albergo immerso tra le Alpi svizzere in cui vive, una lettera che apre uno squarcio su ricordi lontani.

A firmare la missiva è Greta, la donna che oltre a essere stata sua amante è stata una sua collega ai tempi della STASI, l’organizzazione di spionaggio e sicurezza della Germania dell’Est. Trent’anni prima, Markus e Greta erano spie. E il passato non si cancella.

Quattro piccole ostriche

«Quali ostriche?», Chiese Greta, anche se sapeva benissimo a cosa si stesse riferendo.

«Quelle del poemetto sul Tricheco e il Falegname di Lewis Carroll, quello di Alice nel paese delle meraviglie».

Dai tempi della caduta del muro Greta, che non ha mai lasciato Berlino, pensa insistentemente alla missione che ha dovuto interrompere ma che non ha mai dimenticato. La missione Walrus (dal titolo della canzone dei Beatles) era molto più di un ingaggio lavorativo, rappresentava tutto ciò in cui credeva e dava senso alla sua vita, quella stessa vita che la stava abbandonando sotto il peso di una terribile malattia.

La donna che un tempo era stata bella e altera, desiderabile e scaltra, ora ha i capelli grigi e un corpo che a fatica la regge, ma è determinata a compiere l’ultima azione, e per farlo ha bisogno di Markus, che arriva in città mentre la polizia indaga sull’omicidio di Egor Abalin, ufficialmente un consigliere politico dell’ambasciata della Federazione russa, in realtà una spia a sua volta, freddato in mezzo alla strada.

Berlino si popola di personaggi che devono fare i conti con segreti ingombranti. Cosa hanno in comune un killer al servizio dell’ex KGB, uno psichiatra comunista, una poliziotta di origini italiane dal passato burrascoso, il responsabile di un albergo extralusso della capitale tedesca e dei ragazzi curdi?

I loro destini si intrecciano malgrado tutto, e scioglierli potrebbe significare salvarsi o morire. Il rischio è alto, la posta in gioco ancora di più.

Quattro piccole ostriche consacra Andrea Purgatori anche come scrittore. La sua indagine è puntuale e ben documentata, e come tutte le grandi storie trascina con sé un velo di malinconia che permea le pagine dove il passato, seppur infausto, profuma di grandezza.

Purgatori, Andrea, Quattro piccole ostriche, HarperCollins, 2019, pp. 352, euro 18,50

Andrea Purgatori è uno dei più importanti sceneggiatori italiani. Tra i film che ha scritto per il cinema si ricordano Il muro di gomma (1991), Il giudice ragazzino (1994), Fortapasc (2009), L’industriale (2011), e per la televisione Caravaggio (2008), Lo scandalo della Banca Romana (2010), Il Commissario Nardone (2012). Attualmente conduce la trasmissione Atlantide in onda su La7, con grande successo di pubblico e critica.

Share

Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *