Quella metà di noi, di Paola Cereda

Quella metà di noi, di Paola Cereda

Quella metà di noi, di Paola Cereda

“Chi non ha qualcosa da nascondere, ha almeno una verità da raccontare. E la verità, a volte, è il più grande di tutti i segreti”.

Torino, di questi tempi. Matilde Mezzalama è una maestra in pensione che si reinventa come badante. La sua non è una scelta dettata dal desiderio di riempire giornate altrimenti vuote, ma da un’urgenza.

Ogni mattina Matilde abbandona la Barriera, il quartiere periferico della città dove vive, per raggiungere l’appartamento centralissimo dell’ingegnere di cui si prende cura. E insieme alla sua casa ogni giorno, per qualche ora, prova ad abbandonare anche una parte dolorosa di se stessa.

“All’inizio era nervosa perché non si era mai occupata di un’altra persona in maniera esclusiva, non del marito Edoardo morto di infarto a trentadue anni, o della figlia Emanuela che, fin da bambina, si era mostrata indipendente”.

Quella metà di noi

Eppure è proprio nella casa dell’ingegner Dutto, nel confronto con quell’uomo un tempo brillante che ora lentamente si sta spegnendo, che la donna trova lo spazio mentale per fare il punto della sua vita e per prendere confidenza col suo lato buio.

Vedova, una figlia sposata col rampollo di una ricca famiglia, nonna di due nipoti che non vede mai, Matilde porta dentro di sé un segreto che la condiziona in ogni istante e che la spezza in due identiche metà: quella che affiora in superficie, e quella che custodisce verità inconfessabili.

Molti aspetti della sua esistenza sembrano ricordarle l’incompiutezza; non è del tutto madre, non è più moglie, non le è concesso essere nonna. Eppure in quelle mancanze piano piano prende forma una nuova coscienza, che sembra generarsi attraverso una serie di conflitti che la investono.
La figlia avanza delle richieste importanti che la mettono di fronte allo spettro della verità che da troppo tempo tiene nascosta, e che forse è il momento di accettare, se non di rivelare.

“Il romanzo, sostenuto da una lingua precisa ed essenziale, pagina dopo pagina diviene la narrazione della condizione liminare che, in alcune fasi della vita, tutti dobbiamo affrontare e interroga il lettore sulla possibilità di non restare sulla soglia ma di diventare capace di immaginare, scegliere e progettare il futuro”. Questo estratto dalla motivazione con la quale il libro è stato proposto al Premio Strega 2019 da Elisabetta Mondello, centra alla perfezione il tema della storia, e ne evidenzia la cifra stilistica.

Paola Cereda ha raccontato la vita, declinandola in alcune delle sue infinite possibilità, e lo ha fatto a carte scoperte, senza il timore di guardare in faccia le debolezze, la sofferenza, gli errori che appartengono – in modi diversi -, a ognuno di noi.

Cereda, Paola, Quella metà di noi, Giulio Perrone Editore, 2019, pp. 222, euro 15,00

Paola Cereda, psicologa, è nata in Brianza ed è appassionata di teatro. Dopo un lungo periodo come assistente alla regia in ambito professionistico, è andata in giro per il mondo fino ad approdare in Argentina, dove si è avvicinata al teatro comunitario. 
Tornata in Italia, vive a Torino e si occupa di progetti artistici e culturali nel sociale. Vincitrice di numerosi concorsi letterari, è stata finalista al Premio Calvino 2009 con il romanzo Della vita di Alfredo (Bellavite).
Piemme nel 2014 pubblica Se chiedi al vento di restare. Quella metà di noi è il suo nuovo romanzo.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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