Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, di Chiara Moscardelli

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, di Chiara Moscardelli

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, di Chiara Moscardelli

Esce oggi, per Giunti Editore, Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli. Chiara Moscardelli torna in libreria con un romanzo che conquista già dal titolo.

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli

Teresa Papavero, detta Pap, è una mancata profiler che ha da poco superato i quaranta.

Laureata in psicologia criminale, ha lavorato come commessa in un sexy shop romano e come operatrice di un call center – poi chiuso in circostanze inquietanti-, prima di approdare nel settore turistico in qualità di proprietaria di un b&b sempre deserto, ricavato dalla casa di famiglia a Strangolagalli, la sua cittadina natale che si trova poco distante da Roma.

Pap, va detto, non vive uno dei momenti più felici della sua vita; a Strangolagalli ha ritrovato il calore dell’amica di sempre e il conforto dei luoghi che l’hanno vista crescere, ma anche l’amarezza di un passato che fa ancora soffrire e che risale a quando la madre l’ha abbandonata, lasciandola alle cure dell’autoritario padre che, pur essendo un noto psichiatra, non è mai riuscito a intrecciare con la figlia un rapporto sano.

Il b&b è a rischio fallimento e in amore le cose non vanno meglio, tanto è vero che Teresa per trovare compagnia si rivolge al massimo esperto di settore, ovvero Tinder, che in breve tempo la mette in contatto con Paolo, un ragazzo giovanissimo e affascinantissimo che si trova in vacanza proprio a Strangolagalli.

L’indomita non si domanda come mai un ragazzo prestante sia finito a villeggiare in un paese di provincia, ma comincia necessariamente a porsi qualche interrogativo quando, durante il loro primo appuntamento, Paolo si butta dalla finestra di casa mentre lei è in bagno.

Suicidio? Forse, ma qualcosa non quadra e Teresa prova a convincere Leonardo Serra, il poliziotto che indaga sulla vicenda, che dietro quella morte ci sia qualcosa di parecchio strano. La ragazza non ha perso il suo intuito investigativo, e testarda com’è avvia un’indagine parallela a quella ufficiale, che ovviamente le procura mille guai.

E mentre si cerca di far luce su questa storia dai contorni sfocati, a Strangolagalli sparisce una donna, Monica Tonelli, che guarda caso alloggiava proprio nel b&b della Papavero. Per far luce sulla vicenda, in paese arriva Corrado Zani, inviato della fortunata trasmissione Dove sei? Uomo brillante e affascinante, che è anche una vecchia conoscenza della Pap.

Chiara Moscardelli ha scritto una storia colorata dove rosa, giallo e nero si mescolano in un caleidoscopio di situazioni rocambolesche che strappano molti sorrisi ma anche riflessioni profonde. I personaggi che fungono da corollario sono strepitosi: dalle comari a Chantal, passando per il maresciallo del paese, il lettore si trova immerso in uno spaccato dell’umanità davvero rappresentativo. Il finale aperto suggerisce – incrociamo le dita – che si tratti solo del primo episodio di una serie.
Teresa Papavero è un personaggio riuscito; tanto arguta quanto goffa e impacciata, è rappresentativa di quelle donne che, superati i quaranta, hanno voglia di gettare lo sguardo oltre il muro delle difficoltà.

Moscardelli, Chiara, Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, Giunti editore, pp. 272, euro 14,90

Chiara Moscardelli, romana, vive a Milano. Volevo essere una gatta morta, suo romanzo d’esor­dio (ripubblicato da Giunti in edizione tascabile nel 2016), ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, di­ventando in breve un libro di culto. Nel 2013 è uscito per Einaudi La vita non è un film, mentre Giunti ha pubblicato Quando meno te lo aspetti (2015) e Volevo solo andare a letto presto (2016) affermando l’autrice come una delle penne più frizzanti e apprezzate del panorama letterario italiano.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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