Una lettera per Sara, di Maurizio De Giovanni

Una lettera per Sara, di Maurizio De Giovanni

Una lettera per Sara, di Maurizio De Giovanni

Esce oggi per Rizzoli il terzo capitolo della serie che Maurizio De Giovanni ha dedicato a Sara Morozzi, ex collaboratrice di un’organizzazione segreta che ha la particolarità di saper leggere il labiale anche da distanze molto grandi, e di essere dotata di uno spirito d’osservazione fuori dal comune.

Una lettera per Sara, che ho potuto leggere in anteprima, approda in libreria dopo Sara al tramonto e Le parole di Sara – cui si aggiunge il racconto Sara che aspetta, contenuto in “Sbirre”, scritto con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo – ed è a mio parere la storia più nera scritta a oggi da De Giovanni. Il perché è forse da cercare nella dedica del libro, che riporta il nome di Graziella Campagna, una giovane donna ammazzata per mano della mafia, cui la trama del libro è liberamente ispirata.

“Un omicidio, anche se datato, mantiene inalterato nel tempo il senso di terrore che porta in sé”, ha detto De Giovanni durante una chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con lui. È proprio così, le storie difficili entrano sotto pelle e scegliere di raccontarle significa intraprendere un percorso che immagino essere doloroso, ma che ha a che fare anche con l’onestà intellettuale, quella che spinge a voler cercare la verità dei sentimenti, ancor prima che dei fatti.

Una lettera per Sara

Di Sara sappiamo molte cose: che non è più giovane, che preferisce passare inosservata agli occhi del mondo, che ha ereditato una quasi nuora e un nipotino di un anno, che deve vigilare sulle stravaganze dell’ispettore Davide Pardo, e soprattutto che ha abbandonato il marito e il figlio per amore di Massimiliano, l’uomo che ha amato fino a quando una malattia gliel’ha rubato.

Dopo la morte di Massimiliano Sara avrebbe voluto scomparire alla vista dei più, invece quella strana combriccola che le si è costruita intorno la costringe a relazionarsi continuamente col mondo esterno e a venire in contatto con situazioni ingombranti, come quella di fronte a cui la pone Pardo, che le racconta un fatto che risveglia un ricordo lontano.

Angelo Fusco, vicecommissario fiaccato dalla malattia, contatta il suo ex sottoposto Pardo chiedendogli di aiutarlo ad avere un colloquio con Antonino Lombardo, ex cancelliere del tribunale condannato al carcere per falso in atto pubblico e abuso d’ufficio, che per vie traverse ha chiesto di incontrarlo.

Pardo non comprende l’urgenza di quella richiesta e temporeggia, nel frattempo però Lombardo muore e Fusco getta tutta la sua riprovazione sull’ispettore che, roso dai sensi di colpa si confida con Sara la quale, sentendo il nome di Lombardo, ha un sussulto.

Le basta pochissimo per tornare con la memoria a un giorno lontano nel quale aveva visto il suo amore pronunciare quel nome durante una conversazione concitata con un suo collaboratore. Massimiliano, a capo dell’unità dei servizi segreti per la quale anche Sara lavorava, aveva a che fare con Antonino Lombardo per motivi che lei ignora, ma che ora è determinata a scoprire.

L’indagine porta indietro nel tempo, agli anni Novanta quando una ragazza scompare nel nulla gettando la sua famiglia nella disperazione, e attorno alla quale sembrano girare interessi enormi.

Sara cerca nel passato, e quello che trova la obbliga a rivedere il suo presente.

Una lettera per Sara è un giallo che trasuda umanità, le questioni trattate sono profonde e impongono una continua riflessione. C’è una grande attenzione alla questione femminile per esempio, che viene affrontata da punti di vista diversi: da una parte c’è Sara, così presente a sé stessa da lasciare senza fiato per la forza della sua personalità e del suo carattere, dall’altra c’è la giovane ragazza scomparsa, descritta da chi indaga solo tenendo conto delle sembianze fisiche e di quelle che, data l’età, si presume possano essere le sue inclinazioni. Due donne, due epoche, due modi di intendere la femminilità che obbligano al pensiero critico.

E ancora la questione della morte: in questo episodio Maurizio De Giovanni parla molto della malattia che la precede, e non ha timore di svelarne gli aspetti più scomodi che sì, forse potrebbero infastidire qualcuno, ma che sono la sola fotografia possibile di alcune condizioni umane.

Come ha detto l’autore, “il passato di Sara è il passato di questo Paese”, ed è proprio così perché in lei e nella sua storia troviamo la grazie e le contraddizioni di un popolo, di una nazione, di un’epoca.

Una lettera per Sara esce oggi, oggi che le librerie sono di nuovo aperte e possono ospitare i lettori. Ho chiesto a Maurizio De Giovanni come avrebbe gestito l’uscita del libro in lockdown, e la sua risposta ha la bellezza della semplicità. “Non esiste per me l’idea di uscire a librerie chiuse, avrei venduto anche online, ma non si tratta solo di me. Sono un autore che fortunatamente ha seguito, e sento la responsabilità verso gli esordienti e i piccoli editori: quando una persona entra in libreria spesso esce con più titoli del previsto, cosa che più difficilmente accade nel virtuale, e se io posso fare da traino a chi ne ha bisogno sento di doverlo fare”.

De Giovanni, Maurizio, Una lettera per Sara, Rizzoli, 2020, pp, 350, euro 19,00

Maurizio De Giovanni. Nato nel 1958 a Napoli, è autore della fortunata serie di romanzi con protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta, su cui è incentrato un ciclo di romanzi, tutti pubblicati da Einaudi, che comprende finora: Il senso del dolore (2007), La condanna del sangue (2008), Il posto di ognuno (2009), Il giorno dei morti (2010), Per mano mia (Einaudi, 2011), Vipera (2012, Premio Viareggio, Premio Camaiore), Anime di vetro (2015) Serenata senza nome (2016), Rondini d’inverno (2017) e Il purgatorio dell’angelo (2018). Insieme a Sergio Brancato ha pubblicato due graphic novel sulle inagini del commissario Ricciardi: Il senso del dolore. Le stagioni del commissario Ricciardi (Sergio Bonelli 2017) e La condanna del sangue. Le stagioni del commissario Ricciardi (Sergio Bonelli 2018). 
È anche autore di: Storie azzurre (Cento Autori, 2010), una raccolta di quattro racconti lunghi dedicati al Napoli, la sua squadra del cuore; Il metodo del Coccodrillo (Mondadori, 2012, Einaudi 2016; Premio Scerbanenco).
Con I bastardi di Pizzofalcone (Einaudi 2013) ha inaugurato un nuovo ciclo contemporaneo, sempre pubblicato da Einaudi, continuato con Buio per i Bastardi di Pizzofalcone (2013), Gelo per i bastardi di Pizzofalcone (2014), Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone (2015), Pane per i bastardi di Pizzofalcone (2016), Souvenir per i bastardi di Pizzofalcone (2017) che vede protagonista la squadra investigativa di un commissariato partenopeo. Il suo racconto Un giorno di Settembre a Natale è incluso nella raccolta Regalo di Natale edita da Sellerio nel 2013. È uscita nel 2014 un’altra raccolta di racconti gialli dal titolo Giochi criminali dove il suo testo Febbre appare accanto a quelli di De Cataldo, De Silva e Lucarelli. Inoltre, il suo racconto Un telegramma da settembre è incluso nell’antologia Sellerio La scuola in giallo, del 2014. Nel 2015 pubblica Il resto della settimana (Rizzoli)e Skira Una domenica con il commissario Ricciardi (Skira). Nel 2017 partecipa con un suo contributo alla raccolta di saggi Attenti al Sud, edito da Piemme, e con Rizzoli pubblica I Guardiani. Del 2018 sono Sara al tramonto (Rizzoli) e Sbirre (Rizzoli), scritto in collaborazione con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo. Nel 2019 pubblica per Sellerio Dodici rose a Settembre e nel 2020 per Rizzoli Una lettera per Sara.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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