Blanca e le ninas viejas, di Patrizia Rinaldi

Blanca e le niñas viejas, di Patrizia Rinaldi

Blanca e le ninas viejas, di Patrizia Rinaldi

Poche azioni esercitano su di me tanto fascino quanto l’idea di poter ballare, e di farlo con sensualità, stando in equilibrio sui tacchi. Io che ho lasciato brandelli di pelle del mio braccio sinistro sul cemento del parcheggio di un drugstore nel Maryland nel tentativo di camminare mangiando un muffin, o che scavalcando un tronco di legno che ostruiva il passaggio lungo la spiaggia sono planata sulla battigia che neanche Superman dopo una sbronza – e che calzavo nel primo caso scarpe da ginnastica e nel secondo caso nulla -, guardo con grande invidia a chi riesce a staccare i talloni da terra.

Se a farlo poi sono tre amiche non più giovanissime che hanno la passione per il tango argentino mi sento di capitolare ed esprimere nei loro confronti totale e incondizionata ammirazione – dal basso delle mie ciabatte, ovviamente -.

Carminia, Berenice e Gabriella sono molto diverse tra loro, ma nel ballo trovano un punto di contatto potentissimo che nel tempo diventa un legame basato sulla reciproca e incondizionata fiducia, e quando due di loro vengono uccise, per chi resta si apre un vuoto fatto non solo di mancanza, ma di storie non raccontante e destinate forse a essere sepolte per sempre.

Blanca e le niñas viejas

Gabriella è scioccata dalla fine delle amiche, morte sgozzate e trovate all’interno della palestra di una scuola della periferia di Napoli, ma la detective Blanca Occhiuzzi intuisce immediatamente che proprio la donna potrebbe rivelare particolari importanti della vita delle tangueras, e contribuire alla risoluzione del caso. Le sta addosso, Blanca, così tanto addosso dal comprendere immediatamente che per far luce sull’omicidio non le sarà sufficiente indagare sul campo ma dovrà essere parte di quel campo.

E così Blanca sale sui tacchi e si infiltra nell’ambiente di quel ballo tanto sensuale quanto misterioso. La detective è ipovedente, ma nel tempo ha imparato ad affinare gli altri sensi, e sulle scarpe da tango si muove in maniera sorprendente forse proprio perché la musica non si deve guardare ma sentire, e lei sente.

Blanca è al lavoro con tutta la sua squadra su questo strano caso nel quale prendono progressivamente forma persone e situazioni che ne complicano notevolmente la risoluzione. Sono diversi i punti di vista dai quali Patrizia Rinaldi suggerisce di osservare la storia: ci sono quello di chi indaga e di chi ha perso degli affetti, ma anche quelli di chi negli anni ha covato troppa rabbia, di chi ha paura dei mostri, di chi si è arreso alla vita, di chi la vita la aggredisce, di chi semplicemente cerca di sopravvivere.

C’è tantissimo in questo nuovo capitolo della serie dedicata a Blanca, e chi legge osserva la detective non solo nelle sue avventure professionali ma la vede evolversi nel suo essere donna, la accompagna nel rapporto con la figlia, col compagno (più o meno), coi colleghi, con il tessuto nel quale si muove, e il viaggio è davvero interessante.

Se poi dovessi dire cosa ho amato di più del libro, oltre all’intreccio della narrazione cui Rinaldi ci ha abituato, è la manifestazione della femminilità secondo un punto di vista che condivido appieno: le donne sono meravigliose quanto più riescono a esprimersi in quello che amano, secondo quello che sentono, e non è mai una questione di età, di estetica o di appartenenza sociale. Non vorrei mai leggere commenti a questo libro che dicono che le tre tangueras sono meravigliose nonostante non siano più giovani. La preposizione, usata così, toglierebbe verità a alla realtà.

Rinaldi, Patrizia, Blanca e le niñas viejas, Edizioni E/O, 2022, pp. 240, euro 17,00

Patrizia Rinaldi è laureata in Filosofia, vive e lavora a Napoli. Partecipa dal 2009 a progetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Ha pubblicato, tra gli altri, con El, Giunti, Lapis, Sinnos. È stata tradotta in vari Paesi. Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, numero imperfetto (tradotto negli Stati Uniti e in Germania), BlancaRosso caldoMa già prima di giugno (Premio Alghero), La figlia maschio e La danza dei veleni (cinquina Premio Scerbanenco). Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Miglior Scrittore, il maggiore riconoscimento italiano di letteratura per ragazzi. Dai libri dedicati a Blanca Occhiuzzi è stata tratta la serie tv Rai Blanca.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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