Gli occhi di Sara, di Maurizio De Giovanni

Gli occhi di Sara, di Maurizio De Giovanni

Gli occhi di Sara, di Maurizio De Giovanni

Scrivendo di Una lettera per Sara mi ero riferita a quel capitolo, il terzo, della serie dedicata da Maurizio De Giovanni alla ex agente dei servizi segreti come alla sua storia più nera, e nella lettura de Gli occhi di Sara, uscito da pochi giorni per Rizzoli, ho avuto la conferma di una narrazione che pur rimanendo scaltra e avvincente, lascia spazio a uno straordinario e profondo senso del dolore.

Sara Morozzi è una donna non più giovane che, grazie alla sua capacità di leggere il labiale e il linguaggio del corpo anche da distanze molto lunghe ha lavorato per anni in un’unità speciale che si occupava di intercettazioni. Innamorata del suo capo, per il quale aveva lasciato senza rimpianti il marito e il figlioletto, si trova ora a fare i contri con un’esistenza che le ha tolto molto. Perché quell’amore non ha resistito a una malattia, e anche quel figlio perduto ma mai dimenticato non c’è più a causa di un incidente. Cosa resta, dunque? Restano certamente la tenacia di una donna abituata a resistere ai colpi della vita e soprattutto il piccolo Massi, il bambino nato dalla relazione tra il figlio e la brillante Viola, che ha subito conquistato il cuore della solitaria e invisibile Sara.

Gli occhi di Sara

La storia inizia con una sentenza: a Massi è stato diagnosticato un tumore maligno e incurabile che non lascia spazio a speranze. Sara deve affrontare un’altra prova – forse la più dura – e cercare di mantenere lucidità anche solo per sostenere Viola, straziata dal dolore, e per cercare di non far perdere il senno all’ispettore Pardo, che a quella famigliola sgangherata si è affezionato e che è stato il primo a notare che il piccolo non stava bene.

Sara fa quello che le riesce meglio: osserva. Osserva la nuora che cerca di non crollare, Pardo che invece è già crollato e i volti stremati e speranzosi che si aggirano per quel reparto nel quale nessuno vorrebbe mai entrare. Sara osserva e vede negli occhi della direttrice del dipartimento ospedaliero un guizzo che forse non parla di speranza, ma nemmeno condanna senza possibilità di appello.

Quello sguardo porta ad altri occhi, incontrati molti anni prima, all’inizio della carriera nell’unità: era il 1990, Napoli si stava preparando a un’importante visita papale e Sara era alle prese con la sua prima indagine importante che si incrociava coi movimenti studenteschi e con la crisi di alcuni paesi dell’Est. Sara è consapevole di come quel passato che si ostina a voler superare sia ancora una volta determinante per la sua vita, e di come lo sia anche per il futuro di suo nipote, il cui destino è nelle mani di due occhi che arrivano da lontano e che forse parlano di futuro.

De Giovanni, Maurizio, Gli occhi di Sara, Rizzoli, 2021, pp. 300, euro 19,00

Maurizio De Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, è autore della fortunata serie di romanzi con protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta, su cui è incentrato un ciclo di romanzi, tutti pubblicati da Einaudi, che comprende finora: Il senso del dolore (2007), La condanna del sangue (2008), Il posto di ognuno (2009), Il giorno dei morti (2010), Per mano mia (Einaudi, 2011), Vipera (2012, Premio Viareggio, Premio Camaiore), Anime di vetro (2015) Serenata senza nome (2016), Rondini d’inverno (2017) e Il purgatorio dell’angelo (2018). Insieme a Sergio Brancato ha pubblicato due graphic novel sulle inagini del commissario Ricciardi: Il senso del dolore. Le stagioni del commissario Ricciardi (Sergio Bonelli 2017) e La condanna del sangue. Le stagioni del commissario Ricciardi (Sergio Bonelli 2018).
È anche autore di: Storie azzurre (Cento Autori, 2010), una raccolta di quattro racconti lunghi dedicati al Napoli, la sua squadra del cuore; Il metodo del Coccodrillo (Mondadori, 2012, Einaudi 2016; Premio Scerbanenco).
Con I bastardi di Pizzofalcone (Einaudi 2013) ha inaugurato un nuovo ciclo contemporaneo, sempre pubblicato da Einaudi, continuato con Buio per i Bastardi di Pizzofalcone (2013), Gelo per i bastardi di Pizzofalcone (2014), Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone (2015), Pane per i bastardi di Pizzofalcone (2016), Souvenir per i bastardi di Pizzofalcone (2017) che vede protagonista la squadra investigativa di un commissariato partenopeo. Il suo racconto Un giorno di Settembre a Natale è incluso nella raccolta Regalo di Natale edita da Sellerio nel 2013. È uscita nel 2014 un’altra raccolta di racconti gialli dal titolo Giochi criminali dove il suo testo Febbre appare accanto a quelli di De Cataldo, De Silva e Lucarelli. Inoltre, il suo racconto Un telegramma da settembre è incluso nell’antologia Sellerio La scuola in giallo, del 2014. Nel 2015 pubblica Il resto della settimana (Rizzoli)e Skira Una domenica con il commissario Ricciardi (Skira). Nel 2017 partecipa con un suo contributo alla raccolta di saggi Attenti al Sud, edito da Piemme, e con Rizzoli pubblica I Guardiani. Del 2018 sono Sara al tramonto (Rizzoli) e Sbirre (Rizzoli), scritto in collaborazione con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo. Nel 2019 pubblica per Sellerio Dodici rose a Settembre.
Tra le altre pubblicazioni si ricordano: Una lettera per Sara (Rizzoli, 2020), Troppo freddo per settembre (Einaudi, 2020) e Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone (Einaudi, 2020) e Gli occhi di Sara (Rizzoli 2021).

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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