La città dei vivi, di Nicola Lagioia

La città dei vivi, di Nicola Lagioia

La città dei vivi, di Nicola Lagioia

Il caso Varani, la questione Varani, la vicenda Varani.

Per parlare di Luca Varani, ucciso ferocemente nel 2016 in un appartamento della periferia romana da Manuel Foffo e Marco Prato, si usano spesso sostantivi che provano a definirne le circostanze, ma l’unica verità è che dietro quell’omicidio ci sono delle persone, siano esse i carnefici o la vittima, e che queste persone a loro volta portano con sé delle storie di vita. Sono queste storie, che emergono dalle pagine de La città dei vivi, il nuovo lavoro di Nicola Lagioia in libreria per Einaudi.

Questa è una di quelle volte in cui per raccontare un libro si può partire dalla fine, perché i fatti sono noti: la Cassazione ha condannato Manuel Foffo – dichiarato capace di intendere e volere al momento dei fatti – a trent’anni di carcere per l’omicidio di Luca Varani, mentre non si è proceduto nei confronti di Marco Prato, morto suicida in carcere prima della sentenza. Si può partire dalla fine per ricostruire le azioni e i pensieri che hanno portato a una notte di mattanza che è costata la vita a un ragazzo letteralmente torturato a morte. Sappiamo che Manuele e Marco hanno attirato Luca nell’appartamento di via Igino Giordani con la precisa intenzione di ucciderlo, e di farlo in modo violento. I dettagli di quella notte sono riportati in modo lucido e puntuale nel libro, ma tra le pagine c’è molto di più.

La città dei vivi

Quello che davvero colpisce di questa lettura è il dialogo che si instaura tra le persone e la città, e ancora tra la città e le sue abitudini che, a chiudere il cerchio, si ricongiungono a chi le abita. Roma come luogo dove la socialità supera le classi sociali, dove chiunque può interagire con chiunque se si ha un fine comune che, in questo caso, è legato alla droga, al sesso, all’alcol e in misura non secondaria all’accettazione sociale.

Nicola Lagioia indaga un luogo che non può dissociarsi da chi lo abita, e allo stesso tempo va a guardare dentro le vite di tre ragazzi giovani che potrebbero essere – che sono – i nostri figli, i nostri amici, i nostri vicini di casa, e che a un certo punto della loro esistenza ribaltano l’idea dell’ordine costituito dando forma ad azioni che dopo secoli di storia, sembrano ancora troppo crudeli per appartenere al genere umano.

Uno dei motivi per cui La città dei vivi è spiazzante, risiede proprio nel modo in cui l’autore guarda dentro questi fatti. Ho letto il libro in due giorni, incapace di pensare ad altro, sentendo nella testa e nel cuore ogni sfumatura di dolore, a tratti arrivando a sperare in un finale diverso, nonostante quel finale fosse scritto nella cronaca italiana. E continuo a pensare a questa storia e a sentirla sottopelle.

Chissà se questa sensazione ha a che fare con il senso di identificazione, con quell’idea paurosa che ci sfiora quando sentiamo che quelle persone potremmo essere noi, quell’idea che poi lascia spazio alla leggerezza che ci investe quando realizziamo che no, non riguarda noi, riguarda altro, anche se quell’altro è più vicino di quanto pensiamo.

Lagioia, Nicola, La città dei vivi, Einaudi, 2020, pp. 472, euro 22,00

Nicola Lagioia. Autore di Poesia on-line, volumetto allegato all’Annuario della poesia italiana curato da Giorgio Manacorda (Castelvecchi, 2001), per minimum fax (per cui dirige “nichel”, la collana di narrativa italiana) ha pubblicato nel 2001 il suo primo romanzo, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj(senza risparmiare se stessi). Per Fazi ha pubblicato il saggio Babbo Natale. Ovvero come la Coca Cola ha colonizzato il nostro immaginario collettivo (2009). Ha pubblicato racconti in varie antologie: Patrie impure (Rizzoli 2003), La qualità dell’aria (minimum fax, 2004) che ha curato assieme a Christian Raimo, Semi di fico d’India (Nuovadimensione, 2005), Periferie (Laterza, 2006), Deandreide, dedicata a Fabrizio De André (Biblioteca Universale Rizzoli, 2006), Ho visto cose (Biblioteca Universale Rizzoli, 2008), La storia siamo noi (Neri Pozza, 2008). Per Einaudi ha pubblicato Occidente per principianti (2004), Riportando tutto a casa (2009, con cui si aggiudica il premio Siae, il premio Vittorini, il premio Volponi, il Premio Viareggio 2010 per la narrativa), La ferocia (2014), grazie al quale vince il Premio Strega 2015 e La città dei vivi (2020).

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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