La fine dell'estate, di Serena Patrignanelli

La fine dell’estate, di Serena Patrignanelli

La fine dell'estate, di Serena Patrignanelli

La fine dell’estate trascina con sé un velo di malinconia, il senso della fine di qualcosa che non si è riusciti ad afferrare del tutto ma si sente già scivolare via. È così soprattutto quando si è giovani, e la stagione calda rappresenta la libertà, la scoperta, la promessa di diventare grandi.

Un esordio narrativo importante quello di Serena Patrignanelli, che racconta l’estate di ragazzi che vivono negli anni nei quali l’Italia è teatro di bombardamenti, rastrellamenti, padri che partono e miseria che arriva.

I fatti si svolgono nel Quartiere, un luogo non precisato intorno a Roma dove vivono Pietro e Augusto, due undicenni che diventano amici aggredendo giorno dopo giorno la vita che sembra volerli respingere infierendo su di loro e sulle loro famiglie con tutte le armi che ha a disposizione. Ma anche loro hanno delle armi: l’ingenuità e la freschezza della loro età fanno sì che riescano a scorgere possibilità di divertimento anche nelle piccole cose. Accade dunque che la Millecento nascosta tra le baracche delle prostitute della zona – dette buccione – diventi la loro speranza di gioia, e poco importa se la benzina non c’è perché i due amici vogliono costruire un impianto gasogeno che permetterà di mettere in strada la vecchia auto e scorrazzare per tutta la campagna.

La fine dell’estate

Il progetto di felicità impegna tutta l’estate, periodo nel quale nel Quartiere arriva una nuova famiglia della quale fanno parte anche sue sorelle, la piccola Clementina e Semiramide, undicenne come Pietro e Augusto ma infinitamente più matura e consapevole del ruolo che occupa e del periodo che vive. Semiramide custodisce un segreto che è decisa a non rivelare, ma che la turba profondamente.

Portami dove non mi conoscono e non sanno le cose che nascondo, quelle che non sento, quei pensieri bestiali che faccio certe volte la notte, certe volte la mattina, certi giorni tutto il giorno. […] Portami lontano, dove nessuno sarà in grado di chiedermelo, o peggio di darmi una risposta”


Felicità, e il progetto di realizzarla. Certo, ma nel mezzo accadono molte cose che rischiano di far crollare quel piano, o quantomeno distraggono dall’obiettivo perché il mondo degli adulti entra prepotentemente in quello dei ragazzi, e ne scardina le certezze. Perché Ottavio – l’uomo che aiuta Pietro e Augusto a sistemare l’auto – vive sempre nascosto? E chi è il soldato che viene trovato morto nei pressi della marrana? Cosa ha che fare con Sorchelettrica, una delle buccione?

I giovani devono fare i conti con i grandi, e cominciano a capire che qualcosa, dentro di loro, sta cominciando a cambiare per sempre.

Tutt’intorno c’è la guerra, che segna i loro destini senza possibilità di scampo.

Serena Patrignanelli utilizza un linguaggio pulito che riporta alla luce le atmosfere dell’epoca. La quotidianità, indagata con sapienza, è la vera protagonista del romanzo. La quotidianità che lascia che l’allegria si impossessi, anche se per poco tempo, di anime che sono abituate alla morte, e agli effetti devastanti di un conflitto.

Il Quartiere è un crocevia di arrivi e partenze, e ognuno di questi passaggi lascia nel lettore il segno profondo di una storia che una volta raccontata diventa vera, autentica, per ricordare che il passato narrato è ciò che ha determinato il presente.

Patrignanelli, Serena, La fine dell’estate, NN Editore, 2019, pp. 352, euro 18,00

Serena Patrignanelli è nata a Roma nel 1985. È diplomata alla Scuola Holden di Torino e lavora come sceneggiatrice e redattrice di programmi tv. La fine dell’estete, menzione speciale al Premio Calvino nel 2017, è il suo primo romanzo.

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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