Il sale della terra, di Jeanine Cummins

Il sale della terra, di Jeanine Cummins

Il sale della terra, di Jeanine Cummins

Il sale della terra è la storia di Lydia e Luca, madre e figlioletto che lasciano Acapulco e si mettono in viaggio insieme ad altri migranti per raggiungere il norte, ovvero gli Stati Uniti.

Quella migrazione è inaspettata tanto quanto il motivo che la causa: tutta la famiglia sta festeggiando il compleanno della nipote di Lydia quando un commando armato irrompe in giardino e dà il via a una vera e propria carneficina. I proiettili dei fucili centrano tutti gli invitati, per i quali non c’è scampo, ma lei e il piccolo Luca in quel momento sono in bagno e sopravvivono incredibilmente al massacro.

Lydia deve ragionare, e in fretta, perché comincia a capire chi possa esserci dietro quella strage e sa che l’unica possibilità di salvezza è la fuga.

Non c’è tempo di pensare ai corpi del marito e della madre stesi sul prato, non c’è modo di organizzare sensatamente il viaggio, c’è solo l’urgenza di trovare la soluzione più veloce per lasciare il Messico.

Il Messico, la sua terra, è un luogo in cui gli omicidi per mano dei cartelli sono all’ordine del giorno. Nessuno è realmente al sicuro, e tanto meno lo era suo marito, un giornalista che scriveva proprio dei traffici illeciti delle organizzazioni criminali, facendo nomi e cognomi. Lo sapevano, Sebastian e Lydia, di dover prendere precauzioni per tutelare la loro incolumità, ma si erano illusi che tutto potesse andare per il verso giusto, o semplicemente avevano ceduto all’amore che si respira in una festa in famiglia.

Il sale della terra

Con questo romanzo Jeanine Cummins ha voluto raccontare la storia di centinaia di migliaia di persone che negli anni hanno provato, non sempre riuscendoci, a raggiungere gli Stati Uniti dal Messico.

L’uscita del libro ha scatenato molte polemiche che hanno preso il via dal movimento #DignidadLiteraria, formato da scrittori messicani che si interrogano sul fatto che sia o meno possibile per una scrittrice statunitense e bianca dar voce credibile a personaggi messicani. Posta così la questione sembra un po’ debole e quantomeno parziale; pare evidente infatti che azioni di ricerca e approfondimento possano essere sufficienti per costruire una trama forte e realistica, e c’è da credere che questo valga per ogni genere letterario perché se davvero si parlasse solo di ciò che si conosce direttamente, ci sarebbe una grande povertà intellettuale in giro. E infatti a guardar meglio si scopre come l’invettiva riguardasse più la Flatiron Books, la casa editrice della Cummins, tacciata di aver pagato uno sproposito di anticipi per questo libro – si parla di un milione di dollari – e di avere una percentuale troppo bassa di dipendenti latini. All’autrice e all’editore sono arrivate svariate minacce, che hanno portato alla decisione di sospendere il titanico tour di presentazione.

Qui però interessa parlare del contenuto, a mio parere davvero buono e meritevole di aver portato al grande pubblico un tema di stretta attualità ma che sembra sempre qualcosa di lontano, che non ci riguarda. E questo è ciò che conta, indipendentemente da altre logiche.

Cummins, Jeanine, Il sale della terra, Feltrinelli, 2020, traduzione di Francesca Pe’, pp. 416, euro 18.00

Jeanine Cummins è autrice di quattro romanzi ancora inediti in Italia. Il sale della terra è il suo primo libro a essere tradotto in italiano.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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