l'ora di ricevimento

L’ora di ricevimento

l'ora di ricevimento

C’è Stefano Massini, con la sua visione lucida e intelligente della società contemporanea, dietro al meritato successo de L’ora di ricevimento, spettacolo diretto da Michele Placido che ha come interprete principale Fabrizio Bentivoglio, in scena fino al 29 ottobre al Teatro Parenti di Milano.
Il drammaturgo e regista toscano, che ricordiamo, tra l’altro, per 7 minuti e Lehman Trilogy, scrive un testo importante sulla multiculturalità.
Il professor Ardeche (Fabrizio Bentivoglio) insegna lettere in una scuola media di Les Izards, zona periferica e depressa di Tolsa, popolata da diverse etnie; innamorato di Rabelais, Voltaire e Baudelaire, dopo trent’anni di carriera si è arreso di fronte all’impossibilità di trasmettere l’amore per la letteratura, soprattutto classica, ai suoi studenti che paiono disinteressati a tutto.
Studenti che Ardeche presenta al pubblico in apertura di spettacolo attraverso un monologo nel quale affibbia a ognuno un soprannome che ne descrive le peculiarità. Si apprende così che la classe è composta da Primobanco, Fuggipresto, Panorama, Flasario, Raffreddore, Bodyguard, Missionario, Campionessa e Rassegnato, solo per citarne alcuni.
Ragazzi ebrei, musulmani, slavi, indù, che si svelano agli spettatori attraverso i dialoghi del professore coi loro genitori, quelli che durante L’ora di ricevimento popolano l’aula di culture, lingue e religioni diverse che sembrano non poter in alcun modo conciliarsi non solo col cinismo e il disincanto di Ardeche, ma nemmeno tra loro.
Il contrario di un melting pot culturale, dunque. Da un lato il tracollo del modello laico di uno stato, incarnato da Ardeche e dal suo punto di vista privilegiato, che della diversità non sa o non vuole cogliere il valore, e dall’altro la difficoltà di crescita da parte di chi dietro la propria cultura nasconde la paura del cambiamento.
La Francia è storicamente un paese multiculturale, che per contro ha solo recentemente adottato delle vere politiche multiculturali, ma la storia ambientata a Les Izards potrebbe facilmente appartenere a molti Paesi occidentali, Italia inclusa.
Uno spettacolo di due ore che strappa più di qualche risata, anche se spesso amara, e che in un crescendo narrativo giunge a un finale che regala un importante spunto di riflessione.
Superba interpretazione di Bentivoglio, che diretto da Placido su testo di Massini, è tornato a calcare le scene teatrali dopo quindici anni di solo cinema.

L’ora di ricevimento, in scena al Teatro Parenti fino al 29 ottobre

 

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Eva Massari, veneta di nascita e milanese di adozione. Ho da poco superato i quaranta e ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di relazioni pubbliche, col risultato che spesso trascuro le mie. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva in un giorno di maggio. Maggio sa perché.

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