Ogni mattina a Jenin, di Susan Abulhawa
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Ogni mattina a Jenin, di Susan Abulhawa

Ogni mattina a Jenin, di Susan Abulhawa

Ogni mattina a Jenin, in libreria per Feltrinelli, è un ottimo romanzo per chi abbia voglia di approcciare da un punto di vista letterario il conflitto arabo – israeliano.

Quella raccontata da Susan Abulhawa è una storia lunga sessant’anni che ha inizio verso la fine degli anni Quaranta in Palestina tra uliveti, giochi di bambini e bellissime ragazze beduine. È una storia che inizialmente lascia intravvedere come viveva la popolazione palestinese prima che la guerra la costringesse a una migrazione verso i campi profughi, e poi affonda in quell’epoca mostrandone la sofferenza e le contraddizioni.

Quello che accade nel campo profugo di Jenin ci viene raccontato dalla voce di Amal, che ai tempi della diaspora palestinese è appena una bambina ma che capisce velocemente di dover lasciare andare molti dei ricordi legati alla sua vita, quella di prima. Lo capisce quando, in cammino verso il campo, il fratello più piccolo, appena neonato, viene strappato improvvisamente alla madre che lo teneva in braccio e che, quasi senza accorgersene, in un momento si trova orfana di un figlio. In piena occupazione, in viaggio verso un posto che non è casa e con un bambino sparito. Amal sa che nulla potrà più essere come prima.

Ogni mattina a Jenin

Si cerca la normalità, certo, ma cosa potrà mai esserci di normale tra persone che non hanno più una casa, tra donne che hanno bambini da accudire e sfamare mentre i figli più grandi, i mariti e i fratelli sono partiti per difendere la loro causa?

Chissà se la caratteristica dell’essere umano di adattarsi a ogni situazione sia un pregio o una dannazione; me lo chiedo in continuazione e me lo chiedo ancor più quando leggo storie come questa, che ci ricordano che quando si guarda nel pozzo dell’orrore non se ne vede mai la fine. Eppure. Eppure la spinta vitale è sempre un po’ più forte di quella che invita ad arrendersi, e così una madre diventa dura ma resiste, e una figlia prova a comprendere e a cercare di non soffrire.

La storia di Amal ci accompagna negli anni, e ci racconta dei posti di blocco, della miseria, degli attentati, della politica di Arafat, di quella di Rabin, della fede, della cooperazione e dei tradimenti. Ci racconta dell’emancipazione, dell’addio alla propria patria, di una nuova maternità, di un affetto perduto e ritrovato e di un ritorno alle origini.

La vicenda di Amal procede alla pari con quella della sua nazione, ed è perfetta per ricostruire il quadro cronologico della questione palestinese si inserisce nella trama con estrema chiarezza. Va detto che l’autrice è di origine palestinese, ma non cede alla tentazione di prendere posizione e fa invece il racconto di una tragedia che non ha risparmiato nessuna delle parti, abbandonando ogni giudizio di valore. In un passaggio molto bello ricorda per esempio che la fuga del suo popolo è la conseguenza della fuga di un altro popolo, che la sua sofferenza è stata prima la sofferenza di altri e lo sarà probabilmente in futuro per altri ancora. Fino a quando questo circolo vizioso continuerà, non si può sapere.

Abulhawa, Susan, Ogni mattina a Jenin, Feltrinelli, 2011, traduzione di Silvia Rota Sperti, pp. 390, euro 17,00

Susan Abulhawa è nata da una famiglia palestinese in fuga dopo la Guerra dei Sei giorni e ha vissuto i suoi primi anni in un orfanotrofio di Gerusalemme. Adolescente, si è trasferita negli Stati Uniti, dove si è laureata in Scienze biomediche e ha avuto una brillante carriera nell’ambito della medicina. Autrice di numerosi saggi sulla Palestina, per cui è stata insignita nel 2003 del premio Edna Andrade, ha fondato l’associazione Playgrounds for Palestine, che si occupa dei bambini dei Territori occupati. I suoi articoli sono apparsi su numerose testate, tra le quali “The Huffington Post”, il “Chicago Tribune” e “The Christian Science Monitor”. Feltrinelli ha pubblicato Ogni mattina a Jenin (2011),il suo primo romanzo, e Nel blu tra il cielo e il mare (2015).

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2 commenti

  • Baba Desperate Bookswife

    Ciao Eva, piacere di conoscerti. Sono appena arrivata sul tuo blog grazie alla segnalazione di una blogger che seguo. Mi ha colpito questa tua recensione perchè un paio di anni fa una cara amica mi ha regalato questo romanzo, descrivendomelo come uno dei migliori che abbia letto. Io sono un’accumulatrice, quindi è ancora lì, in attesa del momento giusto. Sono almeno due settimane che ci giro intorno e dopo questa tua onesta recensione potrebbe essere arrivato il momento. A presto

    • Eva Massari

      Ciao, il piacere è tutto mio! Succede spesso di lasciare che i libri gironzolino per casa prima di approcciarli, ed è successo anche a me proprio con questo libro del quale sapevo pochissimo e che avevo preso quasi per caso. Evviva i casi della vita, mi viene da dire, se portano a scoperte come questa! Mi fa piacere che la recensione ti abbia stimolato, e mi farà davvero tanto piacere se avrai voglia di confrontarti dopo che l’avrai letto. A prestissimo, dunque 🙂

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