Una rivoluzione di carta, di Gigliola Alvisi

Una rivoluzione di carta, di Gigliola Alvisi

Una rivoluzione di carta, di Gigliola Alvisi

Recensione di Una rivoluzione di carta a cura di Frida Maggi

Scusate se non ho scritto per tanto tempo, ma ho avuto molti impegni. Ricomincio con un libro che proprio in questi giorni andrebbe letto.

Secondo me il libro ha tre protagonisti. Il primo è Fridolin, un bambino che perde la mamma durante la guerra; suo padre torna, ma sembra un’altra persona. Fridolin, con altri bambini, ha dovuto imparare ad arrangiarsi da solo, a trovare cibo, a trovare un posto per dormire. Quando trova il modo di farsi una doccia gli sembra un tesoro. Gli manca la scuola, gli manca tutto il mondo che aveva prima. Fridolin divide tutto tra il presente che non gli piace e “il mondo del Prima” come lo chiama lui.

La sua vita cambia, finita la guerra, quando viene accolto in un posto per bambini soli e incontra Jella con cui ritrova qualche speranza per un mondo futuro perché quello di prima non esiste più.

Una rivoluzione di carta

Jella è la seconda protagonista. Appartiene agli stati che hanno vinto la guerra, ma dedica tutto il suo cuore ai bambini del Paese che ha perso. E per ridare un futuro a questi bambini pensa di organizzare una mostra di libri che provengono da tutto il mondo in modo tale da convincerli del fatto che insieme si può cambiare. E organizza la mostra internazionale dei libri per bambini.

Il terzo protagonista è la guerra. Il libro parla di Guerra, Razza Eletta, gli Erranti, Esercito d’Oltremare, l’Invincibile Nazione, e la mamma mi ha spiegato che sono termini che si riferiscono alla Seconda Guerra Mondiale. Quello che mi ha colpito sono le conseguenze della guerra nella vita reale di un ragazzino. Muore la mamma, non ci sono più i palazzi (ci sono le macerie) e non si riesce nemmeno più a riconoscere la via di casa, lavarsi è una gioia, avere una coperta è una ricchezza, mancano la scuola e i libri.

Questo libro non è sempre facile da leggere. Certe cose da sola non le avevo capite. Non avevo capito che la storia di Jella è una storia vera. Ho cercato su internet e ho scoperto che Jella Lepman era una giornalista tedesca ebrea. Per questo motivo dovette scappare dalla Germania, ma ci tornò a guerra finita con gli americani per aiutare alla ricostruzione del Paese. E pensò di farlo con una mostra di libri illustrati provenienti da tutto il mondo e poi fondò un’enorme biblioteca per bambini.

Secondo me Jella ha portato amore e speranza ai bambini, quindi è un bell’esempio da imitare. È fantastico che abbia creato una biblioteca per bambini per due motivi: perché è stata la prima al mondo e poi perché è una cosa bellissima che i libri scritti in tutte le lingue abbiano dimostrato che con la cultura si possono superare tutti le liti. Quindi i conflitti si  possono risolvere con le parole e non con la guerra.

Sarebbe bellissimo se questo libro venisse letto nelle scuole, tutti insieme. Secondo me è importante perché ricordando quello che hanno fatto le persone prima di noi possiamo capire la gravità della cosa e non fare più questi sbagli.

In questi giorni poi si parla tanto di guerra. Con i miei compagni parliamo della possibile terza guerra mondiale e di quello che sta succedendo tra America e Iran e delle conseguenze di questi fatti; siamo molto preoccupati, quindi speriamo non succeda niente.  Io penso che purtroppo ora ci siano famiglie che si stanno separando per via della guerra e quindi bambini che soffrono, come nella storia di Fridolin e questa cosa mi fa molta tristezza. I capi del mondo dovrebbero leggere libri come questo… e poi vediamo.

Alvisi, Gigliola, Una rivoluzione di carta, Il battello a vapore, 2019, pp. 205, euro 15,00

Gigliola Alvisi oltre a scrivere romanzi per ragazzi, organizza corsi di scrittura creativa nelle scuole. Nel 2011 ha vinto il Premio Selezione Bancarellino.

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Sono veneta di nascita e milanese di adozione. Fiera di essere nata negli ultimi anni Settanta, quando ho compiuto quarant’anni ho fatto una bellissima festa per non pensarci. Mi occupo di comunicazione digitale, quindi sto più spesso davanti al pc che a un cocktail per un happy hour. Ho iniziato da bambina a girare il mondo insieme ai miei amici: sono partita per il New England con Louisa May Alcott, ho visto Macondo con Gabriel Garcia Marquez, mi sono fermata a Derry con Stephen King, mi sono imbarcata sul Pequod con Herman Melville e sono stata in Grecia con Oriana Fallaci. Il viaggio continua, spesso verso luoghi sconosciuti, sempre con la voglia di perdermi cercando la strada. Ho una passione per la letteratura noir, anche perché si sa che il nero snellisce. Amo i palindromi perché più del verso mi intriga l’inverso, e mi piace avere l’ultima parola, anche se sono l’unica a sentirla. Ho imparato a stendere la sfoglia da una nonna bresciana, a fare i dolci da una vicentina, e a bruciare il sugo da sola. Vorrei avere una cabina armadio griffatissima e un posto auto vicino all’ufficio, ma nel frattempo giro per mercatini e prendo l’autobus. Ho inventato forEva nel 2017, in un giorno di maggio. Maggio sa perché. Ho lavorato per molti portali online dedicati alla letteratura. Qui chiacchiero di libri, intervisto autori, racconto iniziative e segnalo uscite interessanti. Sono una lettrice, non un critico, e anche se non mi piace leggere tutto e non tutto quello che leggo mi piace, nel blog ho scelto di condividere solo esperienze legate ai libri che amo. Scrivimi a eva@foreva.it

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